Alimentare. Per le industrie italiane un nuovo fronte. La Csr sfida l’obesità

di Ida Cappiello (i.cappiello@vita.it) da VITA non Profit Magazine
Federalimentare sostiene il primo progetto di prevenzione della cattiva alimentazione nelle scuole. E anche le singole imprese si muovono: la Sabelli manda in classe i biologi.

Mettere a dieta gli italiani per farli stare meglio: è l’ultima sfida lanciata alle aziende alimentari dalla politica e dai mezzi di informazione in materia di responsabilità sociale. L’obesità infatti non è più una piaga solo americana: ogni anno colpisce 400mila ragazzi europei, e Bruxelles ha deciso di prendere una serie di contromisure, chiamando in causa produttori e distributori e chiedendo proposte concrete entro il 2006.

Anche in Italia, a dispetto della tradizione mediterranea , un terzo dei bambini tra i 7e gli 11 anni è sovrappeso. Che cosa possono fare le aziende? Questo genere di impegno può diventare una forma di autolesionismo per un produttore, ad esempio, di merendine dolci: perché l’effetto inevitabile sarebbe una diminuzione delle vendite. Ma nel lungo termine, la rinuncia a una quota di profitti in nome della salute pubblica diventerà un vantaggio competitivo per quella stessa azienda. In ogni caso, l’appello europeo non potrà essere disatteso.


La Federalimentare ha scritto una lettera aperta al ministro della Salute, Sirchia, invitandolo a convocare un tavolo di confronto tra tutti gli attori della filiera per elaborare un progetto comune e coordinato. Finora ha risposto all’appello Letizia Moratti, ministro dell’Istruzione. Il primo progetto nelle scuole dell’obbligo è già partito in Piemonte, dove Federalimentare ha versato un primo contributo di 20mila euro: 50 istituti hanno realizzato prima un monitoraggio su 4mila studenti per indagare le abitudini alimentari e l’attività fisica, poi il corso di formazione per gli insegnanti.
Antonio Di Stenza, uno dei coordinatori del gruppo di lavoro (che comprende l’Ufficio scolastico regionale del Piemonte, l’assessorato alla Sanità, pediatri, rappresentanti dei genitori e delle associazioni di consumatori), spiega i passi successivi: «Ogni scuola sta elaborando le sue proposte in due direzioni. La prima, valorizzare le strutture interne: la palestra, ma anche il cortile, che può essere ristrutturato per ospitare le attività. La seconda, segnalare opportunità sul territorio. Ci sono già esperienze positive da raccontare: a Rivoli, alle porte di Torino, c’è una collina che è diventata un percorso per mountain bike grazie al lavoro comune delle scuole, delle famiglie e del Comune, e oggi è una meta fissa dei ragazzi anche nel tempo libero».
Dalle singole aziende arrivano i primi segnali. La Sabelli è un produttore marchigiano di latticini. Il suo progetto La via lattea è tra i favoriti al Social Award 2005 di Sodalitas. In collaborazione con il Comune di Ascoli Piceno e Legambiente, sono stati coinvolti 1.500 ragazzi delle elementari in un percorso guidato da biologi all’alimentazione sana e alla conoscenza delle aziende agricole. Nella ristorazione, Gemeaz Cusin ha realizzato il kit Gimmymangiobene per l’informazione alimentare dei ragazzi: il calendario a tema, la videocassetta Una giornata da mangiare, poster per la classe, libretti per i genitori e gli insegnanti.

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