COVID-19 Conseguenze psicologiche della pandemia

Ansia, depressione e sensi di colpa: l’eredità psicologica del coronavirus

La ricerca dei servizi di psicologia clinica dell’Emilia-Romagna: i danni maggiori ai parenti delle vittime e al personale medico

La pandemia, insieme ai morti e ai malati, si porta dietro un altro fenomeno estremamente insidioso con cui fare i conti: sono i problemi psicologici provocati dal Covid-19 fra quanti, e sono tanti, sono stati toccati più dolorosamente dalla malattia. Parliamo dei familiari delle vittime, che spesso non hanno neanche potuto dare l’ultimo saluto ai loro cari, ma anche di medici e infermieri a contatto continuo con situazioni difficilissime, dei parenti delle persone ricoverate e degli stessi pazienti di coronavirus. I disagi non risparmiano la gente comune costretta alla quarantena.

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Tre covid zone…

In sintesi… abbiamo una buona notizia e una cattiva notizia! La cattiva notizia è che non possiamo modificare gli eventi e non possiamo scappare da nessuna parte. Cioè, questo momento così come lo stiamo vivendo è immodificabile nel breve periodo.

Chi voglio essere durante il COVID-19?
chi voglio essere durante il COVID-19?

La BUONA notizia è che possiamo modificare il COME viverlo, e quindo viverlo al meglio che possiamo! La figura ci aiuta a comprendere in modo schematico COME.

Chi voglio essere in questa fase Covid-19? Siamo tutti passati per la prima zona, dobbiamo avvicinarci alla terza zona di crescita passando per l’apprendimento. Cosa significa?

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#coronavirus – Chi voglio essere durante il COVID19?

Questo è decisamente un momento storico caratterizzato da una grande incertezza e paure. Ci ha travolti una tempesta, all’improvviso ci siamo ritrovati bloccati e costretti a reinventarci un modo totalmente differente di gestire la vita, nella solitudine, all’interno delle nostre mura, senza poter accedere alle attività più semplici come una passeggiata nel parco… Tanta paura e purtroppo anche una grande confusione, in parte prodotta dal caos dell’informazione.

Già detto tante volte, ma voglio ripeterlo: usciremo dalla tempesta. Possiamo, anzi dobbiamo, trasformare tutto questo in una opportunità. Dobbiamo usare questo momento per fermarci (obbligatoriamente), a riflettere.

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Coronavirus – alcune precisazioni

Come spesso accade quando c’è di mezzo l’epidemiologia, questo nuovo Coronavirus con epicentro nella città di Wuhan, in Cina, sta generando panico, basato per lo più su notizie non correttamente interpretate. L’idea che “non ce la stiano raccontando tutta” e altre bufale più o meno fantasiose, come quella secondo cui il virus sarebbe stato prodotto in laboratorio, stanno circolando in rete e sui media mainstream, rimbalzati da una parte all’altra del mondo. Al tempo stesso la buona notizia è che le istituzioni dei governi nazionali (ministeri, istituti di sanità, università, ospedali, medici) stanno facendo finora un buon lavoro, rispetto a epidemie precedenti, per diffondere il più possibile tramite i social network il reale fact-check della situazione. Vediamo come stanno le cose, dati alla mano.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel rapporto giornaliero diffuso la sera del 26 gennaio ha confermato che “la valutazione sul rischio non è cambiata da quella condotta il 22 gennaio: il rischio è molto alto in Cina, alto a livello regionale e alto a livello globale. La buona notizia è che nonostante il rischio potenziale sia elevato, con adeguate misure di sicurezza legate anzitutto agli aeroporti possiamo arginare eventuali ulteriori casi fuori dalla Cina”.

«La prima cosa da dire è che è la prima volta che è stato messo in atto un sistema di controllo coordinato a livello globale, anche grazie a quanto abbiamo imparato dalle epidemie passate», racconta a Valigia Blu Fabrizio Pregliasco, virologo presso l’Università Statale di Milano e Direttore Sanitario dell’IRCCS Galeazzi del Gruppo San Donato. «Non possiamo escludere a priori la possibilità di un caso in Italia, ma anche fosse sappiamo come contenerlo. Questo nuovo Coronavirus è sicuramente un’allerta, ma al di là dei numeri ballerini, o dei primi casi che potrebbero essere sfuggiti, la dimensione attuale dal momento è un focolaio, che grazie alla quarantena in Cina e ai controlli aerei nel resto del mondo, stiamo controllando».

Al momento della stesura di questo articolo [ndr, 28 gennaio 2020, ore 9], l’epidemia di Coronavirus 2019-nCoV ha colpito più di 4500 persone(si tratta di casi confermati in laboratorio), 65 al di fuori della Cina e 4 in Europa (3 in Francia e 1 in Germania, in Baviera), provocando 107 morti, queste ultime tutte in Cina. Rispetto al caso in Germania, il Ministero della Salute tedesco ha dichiarato che al momento il rischio di contagio per la popolazione tedesca è molto basso. L’uomo, attualmente in buone condizioni, è stato messo in isolamento.

I numeri cambiano ogni giorno e molti sono i dubbi che i dati riportati dalle autorità cinesi non siano completi, rispetto all’inizio dell’epidemia. Al momento per conoscere i dati affidabili è consigliabile tenere monitorati i siti web e i relativi profili Twitter dell’ECDC e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Inoltre un team della Johns Hopkins University americana ha messo a punto una piattaforma che mappa la situazione in tempo reale.

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Menopausa, un cambiamento del corpo e della mente

La menopausa costituisce un momento nella vita delle donne in cui non cambiano solo il corpo, la mente e il ruolo sociale, ma si trasforma il concetto di benessere e il significato che ognuna attribuisce ad esso. E’ importante stimolare nella donna la consapevolezza di questa fase di transizione e far sì che venga associata ad un momento positivo di crescita personale.

La menopausa è un processo fisiologico definito come “permanente cessazione del ciclo mestruale dovuta all’esaurimento dell’attività ovarica” (Paoletti & Wenger, 2003, pag. 1337) e si considera avvenuta dopo un anno di assenza di cicli mestruali. Questo periodo è vissuto dalle donne non solo come processo biologico ma anche come “un’età della vita” caratterizzata da importanti mutamenti nel ruolo sociale e familiare.

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Terapia cognitivo comportamentale migliorata per adolescenti con anoressia nervosa: esiti e predittori di cambiamento nel mondo reale

La terapia cognitivo comportamentale migliorata per i disturbi dell’alimentazione adattata per pazienti adolescenti (CBT-Ea) ha mostrato risultati promettenti in studi di coorte condotti presso centri clinici di ricerca, grazie ai quali è stata raccomandata dalle linee guida del National Institute of Clinical Excellence come valida alternativa al trattamento basato sulla famiglia (FBT).

Un recente studio italiano, appena pubblicato sull’International Journal of Eating Disorder, eseguito in un centro ambulatoriale di Verona, fornisce ulteriori evidenze sull’efficacia della CBT-E in pazienti adolescenti con anoressia nervosa trattati però nel mondo reale da psicologi-psicoterapeuti che hanno completato il CREDO Web-centered training nella CBT-E (https://credo-oxford.com/9.2.html).

Lo studio ha lo scopo di valutare gli esiti e i predittori di cambiamento in 49 adolescenti con anoressia nervosa e un percentile di Indice di Massa Corporea (IMC) corrispondente ad un IMC < 18,5 kg/m² negli adulti, trattati con 40 sedute in 40 settimane di CBT-Ea.

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EMDR: cosa avviene in seduta. Le 8 fasi dell’intervento

Immaginate di volervi lasciare alle spalle un evento traumatico. Il terapeuta chiede di richiamare alla mente l’immagine peggiore del ricordo traumatico, mentre muove rapidamente le sue dita avanti e indietro davanti ai vostri occhi.

Un evento traumatico, secondo la classificazione del DSM-IV-TR, prevede che vi sia stata un’esperienza personale di impotenza e vulnerabilità di fronte a un evento minaccioso (soggettivo o oggettivo) che ha messo a rischio l’integrità fisica e/o il senso di sicurezza psicologica.

movimenti oculari, spesso caratteristici del trattamento, sono dei “facilitatori” dell’elaborazione dell’esperienza traumatica, ma rappresentano solo un aspetto di una procedura ben più complessa.

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