Elaborare il lutto per la perdita di un animale

Anche se vorremmo che rimanessero sempre con noi, succede che i nostri animali ci lascino. Superare la loro perdita non è per niente facile, questa bellissima leggenda è dedicata a tutte quelle persone che stanno affrontando questo momento delicato. I nostri amici a quattro zampe sono parte integrante della famiglia, con loro condividiamo la quotidianità, stringendo un legame indissolubile.

È per questo che quando ci lasciano, viviamo un vero e proprio lutto da elaborare nel tempo. Ognuno esprime le emozioni come meglio crede, ma questa leggenda forse può essere un aiuto per chi è in questa fase dolorosa.

Continua a leggere

“Possiamo comprare tutto, non l’amore”

La lezione di Bauman sulle relazioni moderne Schiavi del sistema, viviamo nella mera illusione di poterlo padroneggiare. Instabili economicamente, lavorativamente, emotivamente, viviamo nella perenne incertezza.

L’articolo di Frammenti Rivista Di Clarissa Valia 11 Nov. 2018 

L’esistenzialismo heideggeriano si ripresenta incessantemente ad ogni fallimento, mentre tentiamo di racimolare l’amor proprio, l’autoconsapevolezza e l’autoconservazione al fine di prevaricare gli ostacoli della vita, per proseguire lungo il cammino. amore liquido bauman

Veleggiamo su acque increspate dal caos, nel’illusione del potere, sommersi dalla disumanizzazione e dall’individualizzazione ego-sistematica. Ci crediamo imbattibili e insormontabili, siamo il centro di noi stessi, ma siamo solo tessere di un puzzle più grande di noi.

Continua a leggere

E’ bello rivederti…

«Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi»: lo sosteneva Cicerone. E poi Epicuro: «Dobbiamo trovare qualcuno con cui mangiare e bere prima di cercare qualcosa da mangiare e da bere, perché mangiare da solo significa fare la vita di un leone o di un lupo». E se arriviamo più vicini ai nostri tempi, vale la pena di ricordare Banana Yoshimoto: «La tavola è come una tela dipinta che ci insegna che “oggi” è una volta sola. L’immagine dipinta svanisce alla fine della giornata, ma il suo ricordo resta scolpito nella mente delle persone che erano sedute al nostro stesso tavolo». E quel tavolo e quel ricordo e quei discorsi oltre che restare nella memoria sono una bella dose di serenità che il nostro stesso corpo produce e un antidoto a tristezza e depressione. «Il tipo di cose che facciamo intorno al tavolo con altre persone innescano il sistema delle endorfine, che fa parte del sistema di gestione del dolore del cervello», dice Robin Dunbar, docente di psicologia dell’Università di Oxford che con Oxford Economics ha condotto uno studio e prodotto un indice di buona vita, Living Well Index, che misura la percezione del sentirsi bene, a proprio agio.

Continua a leggere

Una scuola che non boccia è una scuola marcia. Crepet, vogliamo il male di chi abbiamo messo al mondo

“Tutto quello che è comodo è stupido, scrivetelo nella camera dei vostri ragazzi. E una scuola che non boccia è una scuola marcia”. Lo psichiatra Paolo Crepet parla dei danni che gli adulti e la scuola fanno ai nostri ragazzi.

“Una scuola che non boccia è una scuola marcia. Un quattro in un’interrogazione è per uno studente un’esperienza mistica. E invece…”. E invece “stiamo costruendo una società in cui gli adulti vogliono il male di coloro che hanno messo al mondo. La vera trasgressione oggi è studiare, fare le cose fatte bene”. E invece? E invece “un professore universitario mi ha appena detto che i libri di più di 400 pagine non devono passare. Vuol dire che abbiamo già detto ai nostri figli che non ce la faranno mai”. Non usa mezzi termini lo psichiatra Paolo Crepet, durante la presentazione del suo ultimo libro intitolato “Il coraggio”, edito da Mondadori, per descrivere la gravissima situazione in cui versano le più giovani generazioni.  Continua a leggere

Cari giovani, non siamo in un video-gioco…

ECCO COSA ACCADE A SCAMBIARE LA VITA PER UN VIDEOGIOCO

24/04/2017  Un atto vandalico: due minibus contro la scuola. Danni per mezzo milione di euro. Come adulti ci domandiamo: ma questi ragazzi che cosa hanno nel cervello? Dobbiamo tutti, padri, madri ed educatori parlarne con i nostri figli. E insegnare loro a fare dell’esistenza qualcosa di importante. Qualcosa che costruisce e non che distrugge.

di Alberto Pellai

A Carpi tre minorenni si sono resi protagonisti di un atto vandalico di cui stanno parlando tutti i media nazionali. Come raccontano le cronache, nella notte tra giovedì e venerdì, intorno alle 4, hanno rubato cinque minibus da un deposito cittadino, ne hanno abbandonati tre e con due invece si sono lanciati contro una scuola, provocando danni che complessivamente ammontano a circa mezzo milione di euro.

Come adulti ci domandiamo: ma questi ragazzi che cosa hanno nel cervello? Che cosa pensavano di fare e di ottenere, mentre distruggevano e provocavano danni che probabilmente le loro famiglie dovranno rimborsare? “E che danni!” verrebbe da dire. Loro dovranno presentarsi davanti ad un giudice e risponderanno di una serie di reati che sul piano penale potranno portare a gravi e inevitabili conseguenze. Immagino che in questi colloqui, di fronte al tutore della legge, la frase più probabile che i tre minorenni utilizzeranno per giustificarsi sarà: “Ci scusi Giudice, ma noi non avevamo pensato che sarebbero derivate tutte queste conseguenze dalle nostre azioni. Noi volevano soltanto fare una goliardata, uno scherzo, un “piccolo sfregio” contro la scuola”. Continua a leggere

“I pazienti con DOC sono come i piloti che volano di notte: possono contare sugli strumenti di volo, ma non sulla propria visione”

dal Blog scuole APC SPC

di Graziella Pisano e Valentina Di Mauro
curato da Francesco Mancini

Uno dei principali sintomi del DOC è il dubbio persistente, che può invadere molti domini di azione; per ora è ben chiaro che le persone con DOC non hanno fiducia nella propria memoria il che è associato al controllo ripetuto. I teorici del DOC hanno osservato che i dubbi sono relativi anche alla loro stessa percezione, alle preferenze, ai desideri, alla comprensione di stati interni propri e degli altri.

Tali dubbi pervasivi possono portare ad una varietà di comportamenti patologici tipici, inclusi l’eccessivo auto-monitoraggio, i controlli, la ricostruzione mentale, domande incessanti e richieste di rassicurazioni esterne. Secondo la descrizione classica del DOC stilata da David Shapiro (1965) le persone con tendenze ossessivo-compulsive hanno perso “l’esperienza della convinzione”, ovvero hanno una diminuzione della capacità di accedere direttamente ai loro sentimenti, desideri e preferenze e devono ricorrere ad indicatori esterni per inferire questi stati interni. Per usare la metafora di Shapiro le persone con tendenze ossessivo-compulsive possono essere paragonate a piloti che volano di notte, che devono contare sugli strumenti di volo piuttosto che sulla propria visione. Continua a leggere

Siria e altre storie… In ogni bambino vedo mio figlio #everychildismychild

#everychildismychild

Il mondo per loro non è il mondo che abbiamo ricevuto noi. Noi potevamo correre in strada, giocare in strada, andare in bici, cadere e piangere perchè eravamo caduti dalla bicicletta dagli alberi. Noi potevamo esplorare, potevamo segnare per strada “la settimana” con i gessetti e giocare all’elastico. Ci vestivamo con abiti trovati nei bauli di qualche mamma e andavamo a caccia di lucertole, raccoglievamo rane, rospi e aspettavamo che i girini diventassero ranine.
Ora invece cosa lasceremo a loro? Un mondo finto, dove le emozioni non si possono vivere e dove cadere e sbucciarsi le ginocchia non si può fare. Schermi pieni di immagini e di guerre per cui quelle vere sembrano un altro gioco, dove anche gli adulti sembra che stiano giocando alla guerra e non si rendano conto che muoiono civili, muoiono bambini, quei bambini muoiono davvero. Ma come fanno a non vedere in quei bambini i loro figli? Quei bambini che rantolano respirando un gas, altri che schiacciati dalle macerie piangono perchè sono soli nel buio. Poi quelli che, senza la guerra, muoiono di fame o di sete perchè noi siamo ingordi di tutto. Oppure bambine vendute al miglior offerente e bambini costretti a lavorare spostando pietre e raccogliendo immondizia. Continua a leggere