da Repubblica.it SCIENZE

Una nuova ricerca realizzata insieme dalle università di Warwick e Napoli smentisce antiche certezze: “riposare” troppo fa male alla salute

SLEEPINGLONDRA – Dormite da sei a otto ore per notte, se volete aumentare le probabilità di avere una lunga vita. E’ il verdetto di uno studio sul sonno condotto congiuntamente da un team di scienziati della University of Warwick in Inghilterra e dalla facoltà di medicina dell’università di Napoli in Italia. Il rapporto, pubblicato sulla rivista britannica Sleep e anticipato stamane dal quotidiano Daily Telegraph, afferma di avere trovato “prove inequivocabili” che collegano la privazione del sonno a un deterioramento della salute e a una morte prematura. Ma anche dormire troppo fa male, avverte lo studio, anzi è un campanello d’allarme ancora più pericoloso che dormire troppo poco.

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La meditazione, producendo un ispessimento della corteccia cerebrale, aiuta a non sentire il dolore

da Corriere della sera – salute.

La meditazione, producendo un ispessimento della corteccia cerebrale, aiuta a non sentire il dolore

(Contrasto)

MILANO – La meditazione zen cambia la struttura della corteccia cerebrale, al punto da rendere chi la pratica meno sensibile al dolore. È il risultato di uno studio pubblicato su Emotion , una delle riviste dell’American Psychological Association. A condurre gli esperimenti, un gruppo di ricercatori dell’Università di Montreal guidato dal dottorando Joshua A. Grant. Il team ha valutato la sensibilità al dolore causato da una sorgente di calore in 17 cultori dell’antica pratica orientale e 18 persone che non l’avevano mai praticata. Il passo successivo è stata l’analisi della struttura del cervello dei due gruppi con la risonanza magnetica. Oltre a una maggiore capacità di sopportazione in quanti praticavano la meditazione, «abbiamo scoperto una relazione tra lo spessore di alcune aree della corteccia cerebrale e la sensibilità al dolore. Chi si dedicava a questa pratica, in particolare, aveva un maggiore spessore nella corteccia cingolata anteriore dorsale e nella corteccia somatosensoriale secondaria», ha illustrato Grant, che già in un precedente studio aveva analizzato la capacità di sopportare il dolore di adepti zen con più di mille ore di pratica. Era emerso che, mediamente, tolleravano una temperatura di 53 gradi Celsius sulla pelle, con una riduzione della sensibilità del 18 per cento rispetto alla popolazione generale.

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Sandrone, Sgorghiguelo e la Pulonia.

On 8 marzo 2010, in Modena.appuntamenti, by Maria Pia Bagnato Bulgarelli

Le tradizioni parlano della nostra storia, di noi. Come ogni anno la famiglia Pavironica traccia il riassunto di un anno dei modenesi, dal palazzo municipale, il giovedì grasso… Sandrone racconta, e i modenesi ascoltano fra gli schiamazzi dei bambini a festa per il carnevale, lasciandosi andare a qualche sorriso in più e sperando in un anno migliore!

SANDRONE: Mla società del Sandrone - Modenaudnés ed Mòdna, Zemian d’indicazione geografica tipica, lavurador ch’avî trasfurmèe ‘sta tèra paludosa in ‘na pianura pina de storia e cultura, dvinteda in dal teimp patria dal turtlein, dal zampoun, dal lambrósch e dl’asê balsamich, terra di motori, cun ’na catedrel patrimonio dell’umanita’, mèdra ed Tassoni, Ferrari, Pavarotti e Pighi, a-v salut tótt quant in masa.
A-v dirò che incô, rivand chè in piaza, a m-è gnû subét al magoun. A cherdiva ed vàdder la nostra Ghirlandèina desvistida, dato che i s’avìven impruméss che in dû an i l’avreven sistemèda, e invece a l’ho catèda cun ancàrra adòs al camisòt, che tra l’altro l’avrev anch bisàgn ed ‘na trata sò ed bughèda.

Ma a-n vói tachèr cun dla polemica, vést che st’an a sun ed boun umor perchè la mê societè, la Societè dal Sandroun la cumpés 140 an. Difati l’è stê in dal 1870 che per la prémma volta al buratinèr Giulio Preti, detto Gióli, al trasfurmé Sandroun da buratèin in un Sandroun in chèrna e òs. Al rivé propria chè, in Piaza Granda, desgnand da Córs Vitòri sovra un car da cuntadein tirèe da quater bô chi éren ‘na meravia, dai bô a sàm passèe ai cavai, e po’ speram ed fermeres chè….

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Sono in prevalenza maschi tra gli 11 e i 14 anni. Usano la rete soprattutto per il gioco d’azzardo, attività legate al sesso e per una socializzazione patologica

GROSSETO – Internet crea dipendenza come l’alcol, il fumo e il gioco d’azzardo. Il 13% degli adolescenti italiani (in prevalenza maschi tra gli 11 e i 14 anni) e’ affetto da I.A.D.

(Internet addiction disorder) e si ritrovano ad avere sintomi e comportamenti del tutto simili a quelli causati dalle sostanze psicoattive. E’ quanto emerso dal convegno “Naufraghi nella rete. Adolescenti e abusi mediatici”, tenuto a Grosseto e organizzato da U.F. Dipendenze area grossetana in collaborazione con Cesvot e associazione Ofelia, per puntare i riflettori sull’allarme sociale provocato da questa nuova patologia fortemente in crescita in tutto il mondo occidentale.

LE GIOVANI DONNE CERCANO RIFUGIO NEL CIBO E I GIOVANI UOMINI NEL COMPUTER. In una societa’ sempre piu’ complessa e fagocitante in cui ogni giorno le esperienze e le conoscenze si amplificano, dove i media presentano continuamente nuovi modelli di riferimento, valori e stili di vita alternativi, ecco che emerge negli adolescenti un senso di incertezza, di smarrimento e la necessita’ di trovare il proprio posto.

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Morgan e San Remo… Non se ne può più.

On 12 febbraio 2010, in appuntamenti, emozioni, psicopatologia, psicoterapia, star bene, by Maria Pia Bagnato Bulgarelli

morganSono certa che Morgan non sia il solo cantante che fa uso di cocaina e sono certa che non sia il solo che ha detto di usarla a un giornalista. Mi domando come mai tutto questo sia accaduto a pochi giorni dall’apertura del Festival di San Remo.

E dunque non se ne può più nemmeno di queste ipocrisie e falsi scoop. Che fastidio e anche un po’ di noia! Non solo perché non credo alle coincidenze e non credo che a Morgan manchino consulenti e professionisti che possano – semmai lui fosse distratto – indicargli cosa e come dire di sé a un giornalista… Fastidio soprattutto che si s-parli di Depressione in questo “malo modo”.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), riferisce che il “male di vivere” si appresta a diventare una delle malattie più pericolose del ventunesimo secolo. La depressione infatti fa oltre 150 milioni di “vittime” al mondo e, dal quarto posto attuale, passerà al secondo nel 2020 tra le malattie che provocano maggiore disabilità e giorni persi di lavoro. Più del diabete, dell’ipertensione, dell’artrite. Ora stiamo parlando di Depressione.

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Riporto un gradevole articolo dalla rassegna dell’OdP nei media, augurando a tutti noi di pensare più positivo e giocare quanto più possibile.

di Gabriella Alleruzzo da Osservatorio Psicologia nei media

Quante volte riceviamo il consiglio di fare le scale anziché prendere l’ascensore o la scala mobile? E quante volte disattendiamo a questo consiglio? L’agenzia DDB di Stoccolma, sponsorizzata dalla Volkswagen Svezia, si è posta questa ed altre domande, partendo dal concetto che il divertimento è il modo più semplice per migliorare il comportamento delle persone e ha creato una campagna di marketing chiamata The Fun Theory. La campagna si fonda su una serie di esperimenti condotti in ambiente urbano in relazione ai quali vengono registrate le reazioni della gente. Nel video che vi presentiamo, una scala della stazione della metropolitana Odenplan di Stoccolma è stata trasformata in un pianoforte gigante, ma sul sito dedicato sono presenti altri due video della campagna, in uno dei quali si vede la gente in un parco raccogliere da terra l’immondizia allo scopo di sentire il suono del bottino per rifiuti “più profondo del mondo” (in realtà si tratta di un dispositivo sonoro che si attiva con un sensore ogni volta che un rifiuto viene gettato nel bottino), nell’altro si mostra come un cassonetto per la raccolta differenziata del vetro, trasformato in un gioco Arcade, possa incentivare la raccolta stessa. A sentir loro, il divertimento “funziona”. Il 66% in più di persone usa le scale, il bottino sonoro raccoglie 72 kg di spazzatura contro i 41 di un bottino normale e il gioco Arcade richiama in una sola serata un centinaio di persone.

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a cura di Francesca Zoppi e Marianna Pisano, AIDAP Verona Nel trattamento tradizionale dell’obesità al paziente viene “prescritto” di fare attività a una certa frequenza (es. cinque volte la settimana), durata (es. 30-60 minuti a seduta) e intensità (es. mantenere una frequenza cardiaca pari al 70% della frequenza cardiaca teorica massima). I medici e i sanitari che prescrivono l’attività fisica in questo modo pensano che questo sia il miglior modo per il paziente di ottenere dei benefici per la sua salute e per calare di peso. Questo non è vero per i seguenti motivi:

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