Attacchi di Panico – Intervista di Barbara Prampolini, Presidente PIP (Pronto Intervento Panico)

Dott.ssa, lei è una Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, puo’ spiegarci di cosa si tratta?

panicoLa Psicologia, si occupa dei problemi emotivi e della percezione di sé e del mondo ormai da più di 100 anni e ancora prima se ne occupavano i filosofi. Possiamo dire che un approccio teorico efficace alla gestione dei problemi emotivi – in generale quindi alle psicopatologie – coincide con la comparsa e la diffusione, nel mondo della psicologia, del modello cognitivo comportamentale (Cognitive Behavioral Therapy CBT), negli anni Sessanta.

Tale modello postula una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti, sottolineando come molti dei nostri problemi (che possiamo definire disfunzionalità emotive) siano influenzati da ciò che facciamo e ciò che pensiamo nel presente, qui ed ora.

Questo vuol dire che agendo attivamente ed energicamente sui nostri pensieri e sui nostri comportamenti attuali, possiamo liberarci da molti dei problemi che ci affliggono da tempo e che certamente abbiamo costruito nel tempo. Mi preme quindi sottolineare, che la CBT non è indifferente al passato e alla narrazione del paziente, sono piuttosto le tecniche che agiscono sul qui e ora. Continua a leggere

Il Minesota study di Keys: implicazioni per la comprensione e il trattamento della psicopatologia dei disturbi dell’aimentazione.

di Riccardo Dalle Grave –  Aidap Verona

La classificazione DSM-IV dei disturbi dell’alimentazione include tre categorie diagnostiche principali: anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (NOS) (American Psychiatric Association 1994). Il sottopeso è un criterio diagnostico chiave dell’anoressia nervosa ma può essere presente in un sottogruppo di persone con disturbi dell’alimentazione NOS es. quelle che soddisfano tutti i criteri dell’anoressia nervosa ad eccezione del criterio amenorrea (Dalle Grave et al. 2008b) oppure che non riportano un’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo (Dalle Grave et al. 2008c). La marcata perdita di peso e la restrizione dietetica calorica, cioè un persistente introito calorico inferiore al dispendio energetico, persistente può anche essere presente in persone con disturbi dell’alimentazione non sottopeso con bulimia nervosa o disturbo dell’alimentazione NOS e una storia personale di obesità (Dalle Grave et al., 2011). Continua a leggere

COME AIUTARE UNA PERSONA CON DISTURBO DELL’ALIMENTAZIONE A INIZIARE UNA CURA: consigli per famigliari e amici

I disturbi dell’alimentazione sono spesso caratterizzati dalla natura egosintonica dei sintomi; in altre parole le persone che ne sono colpite non pensano di essere malate e anzi, spesso, trovano nella magrezza e nel controllo dell’alimentazione una pseudosoluzione ad alcuni loro importanti problemi individuali ed interpersonali. Ciò li porta a rifiutare ostinatamente di recarsi da uno specialista per essere valutati ed eventualmente curati. Purtroppo, alcune ricerche hanno evidenziato in modo inequivocabile che più tardi si inizia un trattamento, minori sono le possibilità di guarigione. Continua a leggere

E’ utile mantenere i criteri amenorrea e paura di ingrassare nella diagnosi di Anoressia Nervosa?

Simona Calugi, AIDAP Firenze

Introduzione
L’annuncio della prossima uscita del DSM-V prevista nel 2012 e l’opportunità di migliorare la classificazione diagnostica, hanno aperto un importante dibattito scientifico sull’utilità di mantenere la paura di ingrassare e l’amenorrea nei criteri diagnostici dell’anoressia nervosa (AN). Il criterio diagnostico paura di ingrassare, considerato da molti un elemento chiave della psicopatologia specifica dei disturbi dell’alimentazione (DA) (Habermass, 1996), compare nella letteratura medica nel 1930 per descrivere il razionale cognitivo della restrizione alimentare (Casper et al, 1983, Russell et al. 1985). La sua inclusione nella diagnosi di AN è considerata utile perché consente di distinguere un paziente con AN da coloro che presentano una perdita di peso secondaria ad altre patologie psichiatriche, ad esempio la depressione clinica, il delirio di veneficio e il disturbo ossessivo compulsivo (Habermass, 1996).
Recentemente alcuni autori hanno però evidenziato che l’inclusione del criterio diagnostico paura di ingrassare esclude dalla diagnosi di AN un’alta percentuale di pazienti dei Paesi non occidentali che soddisfano tutti gli altri criteri del disturbo, ma non la paura d’ingrassare. Il mantenimento di questo criterio riduce perciò la possibilità di confronti transculturali (Lee et al, 1993; Lee et al, 2001). I pazienti sottopeso con DA senza la paura d’ingrassare rappresentano comunque anche un’alta percentuale dei DA sottopeso (circa il 20%) trattati nei Paesi occidentali (Dalle Grave et al., 2008). Continua a leggere

Narcolessia – malattia nascosta

21mila pazienti in Italia non sanno di averla. Giovedì la giornata europea, con Lupo Alberto testimonial    –  da VITA non profit magazine

Immagine-4Si celebra giovedi’ 18 marzo la prima Giornata europea di sensibilizzazione sulla narcolessia, la malattia del ‘sonno patologico’ che soltanto in Italia conta circa 21 mila pazienti ancora senza diagnosi. Per insegnare ai cittadini, ma anche ai medici, come riconoscere prima questo problema invalidante, l’Associazione italiana narcolettici (Ain) ‘esporta’ in tutta Europa il suo storico testimonial: Lupo Alberto.

Per l’occasione, il personaggio dei fumetti nato dalla matita di Silver diventa poliglotta. Sul suo nuovo sito Internet www.narcolessia.it, l’Ain ha preparato una pagina in cui Lupo Alberto spiega la narcolessia in 5 lingue (italiano, francese, spagnolo, inglese e tedesco). La pagina web sara’ visibile a tutti i navigatori dei vari Paesi Ue, attraverso i siti delle rispettive associazioni di pazienti narcolettici. A loro l’Ain fornira’ il banner in lingua e il link per collegarsi allo spot di Lupo Alberto. Riconoscere la narcolessia nel piu’ breve tempo possibile e’ la parola d’ordine dell’Ain e delle sue associazioni ‘sorelle’ in tutto il Vecchio continente. Continua a leggere

Attacchi di panico – due approcci terapeutici a confronto.

da:”Better Care for Panic Disorder”- Ivanhoe Broadcast News – Oct, 2001

I disturbi di attacco di panico rappresentano oggi una delle più diffuse patologie psichiche ed in costante aumento,  colpisce infatti circa il 3% della popolazione degli Stati Uniti ed interessa soggetti di entrambi i sessi soprattutto di età giovanile con manifestazioni di intense somatizzazioni su base ansioso-depressiva.
La patologia da attacco di panico (dap) è considerata impegnativa e complessa dai terapeuti a causa della intensa e spesso multiforme sintomatologia di somatizzazione ad essa associata e delle ripetute recidive che possono costellare il percorso terapeutico, che solitamente consiste in una psicoterapia ad indirizzo cognitivo-comportamentale affiancata ad un trattamento farmacologico con ansiolitici o antidepressivi. Continua a leggere

PERDERE PESO CON LA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE: DATI DALLA RICERCA ITALIANA

Cos’è I’AIDAP e che ruoli svolge?
Il fine di AIDAP è rivolto all’introduzione in Italia di nuovi modelli di cura per l’obesità e i disturbi dell’alimentazione. In particolare siamo focalizzati sull’introduzione della terapia cognitiva comportamentale raccomandata dalle più importanti linee guida internazionali per la terapia dell’obesità e per la bulimia nervosa. Purtroppo sovente, nel nostro paese, si scambia la terapia cognitivo comportamentale con la prescrizione dietetica.

Cosa si intende, quindi per metodo di terapia cognitiva comportamentale dell’obesità?
La terapia cognitivo comportamentale in sostanza insegna al paziente delle strategie per modificare il proprio stile di vita.
Ha quindi un’importante componente educativa atta ad insegnare il modo di alimentarsi, e di svolgere attività fisica per poter perdere e mantenere il peso. Questa terapia ha un approccio decisamente diverso dalla comune prescrizione dietologica, basata su un modello medico prescrittivo che raramente riesce ad intaccare le abitudini comportamentali quotidiane delle persone affette da obesità perché insegna al paziente a diventare un terapeuta del suo problema di peso.
Il modello comportamentale, nato negli Stati Uniti e diffuso in tutto il mondo, viene anche adottato nelle scuole per la prevenzione dell’obesità. AIDAP a tal fine ha introdotto un innovativo programma di prevenzione caratterizzato da un intervento che si svolge sia a livello scolastico, con interventi interattivi che coinvolgono direttamente i giovani, i genitori e gli insegnanti e non solo, sia a livello extrascolastico sull’ambiente in cui vivono gli studenti. Continua a leggere