Introduzione Continue reading »
L’annuncio della prossima uscita del DSM-V prevista nel 2012 e l’opportunità di migliorare la classificazione diagnostica, hanno aperto un importante dibattito scientifico sull’utilità di mantenere la paura di ingrassare e l’amenorrea nei criteri diagnostici dell’anoressia nervosa (AN). Il criterio diagnostico paura di ingrassare, considerato da molti un elemento chiave della psicopatologia specifica dei disturbi dell’alimentazione (DA) (Habermass, 1996), compare nella letteratura medica nel 1930 per descrivere il razionale cognitivo della restrizione alimentare (Casper et al, 1983, Russell et al. 1985). La sua inclusione nella diagnosi di AN è considerata utile perché consente di distinguere un paziente con AN da coloro che presentano una perdita di peso secondaria ad altre patologie psichiatriche, ad esempio la depressione clinica, il delirio di veneficio e il disturbo ossessivo compulsivo (Habermass, 1996).
Recentemente alcuni autori hanno però evidenziato che l’inclusione del criterio diagnostico paura di ingrassare esclude dalla diagnosi di AN un’alta percentuale di pazienti dei Paesi non occidentali che soddisfano tutti gli altri criteri del disturbo, ma non la paura d’ingrassare. Il mantenimento di questo criterio riduce perciò la possibilità di confronti transculturali (Lee et al, 1993; Lee et al, 2001). I pazienti sottopeso con DA senza la paura d’ingrassare rappresentano comunque anche un’alta percentuale dei DA sottopeso (circa il 20%) trattati nei Paesi occidentali (Dalle Grave et al., 2008).
21mila pazienti in Italia non sanno di averla. Giovedì la giornata europea, con Lupo Alberto testimonial - da VITA non profit magazine
Si celebra giovedi’ 18 marzo la prima Giornata europea di sensibilizzazione sulla narcolessia, la malattia del ‘sonno patologico’ che soltanto in Italia conta circa 21 mila pazienti ancora senza diagnosi. Per insegnare ai cittadini, ma anche ai medici, come riconoscere prima questo problema invalidante, l’Associazione italiana narcolettici (Ain) ‘esporta’ in tutta Europa il suo storico testimonial: Lupo Alberto.
Per l’occasione, il personaggio dei fumetti nato dalla matita di Silver diventa poliglotta. Sul suo nuovo sito Internet www.narcolessia.it, l’Ain ha preparato una pagina in cui Lupo Alberto spiega la narcolessia in 5 lingue (italiano, francese, spagnolo, inglese e tedesco). La pagina web sara’ visibile a tutti i navigatori dei vari Paesi Ue, attraverso i siti delle rispettive associazioni di pazienti narcolettici. A loro l’Ain fornira’ il banner in lingua e il link per collegarsi allo spot di Lupo Alberto. Riconoscere la narcolessia nel piu’ breve tempo possibile e’ la parola d’ordine dell’Ain e delle sue associazioni ‘sorelle’ in tutto il Vecchio continente.
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da:”Better Care for Panic Disorder”- Ivanhoe Broadcast News – Oct, 2001
I disturbi di attacco di panico rappresentano oggi una delle più diffuse patologie psichiche ed in costante aumento, colpisce infatti circa il 3% della popolazione degli Stati Uniti ed interessa soggetti di entrambi i sessi soprattutto di età giovanile con manifestazioni di intense somatizzazioni su base ansioso-depressiva. Continue reading »
La patologia da attacco di panico (dap) è considerata impegnativa e complessa dai terapeuti a causa della intensa e spesso multiforme sintomatologia di somatizzazione ad essa associata e delle ripetute recidive che possono costellare il percorso terapeutico, che solitamente consiste in una psicoterapia ad indirizzo cognitivo-comportamentale affiancata ad un trattamento farmacologico con ansiolitici o antidepressivi.
Cos’è I’AIDAP e che ruoli svolge?
Il fine di AIDAP è rivolto all’introduzione in Italia di nuovi modelli di cura per l’obesità e i disturbi dell’alimentazione. In particolare siamo focalizzati sull’introduzione della terapia cognitiva comportamentale raccomandata dalle più importanti linee guida internazionali per la terapia dell’obesità e per la bulimia nervosa. Purtroppo sovente, nel nostro paese, si scambia la terapia cognitivo comportamentale con la prescrizione dietetica.
Cosa si intende, quindi per metodo di terapia cognitiva comportamentale dell’obesità? Continue reading »
La terapia cognitivo comportamentale in sostanza insegna al paziente delle strategie per modificare il proprio stile di vita.
Ha quindi un’importante componente educativa atta ad insegnare il modo di alimentarsi, e di svolgere attività fisica per poter perdere e mantenere il peso. Questa terapia ha un approccio decisamente diverso dalla comune prescrizione dietologica, basata su un modello medico prescrittivo che raramente riesce ad intaccare le abitudini comportamentali quotidiane delle persone affette da obesità perché insegna al paziente a diventare un terapeuta del suo problema di peso.
Il modello comportamentale, nato negli Stati Uniti e diffuso in tutto il mondo, viene anche adottato nelle scuole per la prevenzione dell’obesità. AIDAP a tal fine ha introdotto un innovativo programma di prevenzione caratterizzato da un intervento che si svolge sia a livello scolastico, con interventi interattivi che coinvolgono direttamente i giovani, i genitori e gli insegnanti e non solo, sia a livello extrascolastico sull’ambiente in cui vivono gli studenti.
di Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino
In questo post ho pubblicato alcuni dati disponibili sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità sull’efficacia dei trattamenti per la salute mentale.
Interventi psicosociali di provata o probabile efficacia in Clinical Evidence (CE), in Roth e Fonagy (RF) e per la American Psychological Association (APA). Continue reading »
Gli psicofarmaci sono considerati solo in CE. Nelle psicoterapie cognitivo comportamentali sono state incluse anche terapie prevalentemente comportamentali e varianti come la terapia dialettico-comportamentale. Non tutti gli interventi sono stati presi in considerazione in CE.

Buone notizie per chi ha la tendenza a mettere su chili di troppo. Uno studio svolto dal gruppo di ricerca del professor Maurizio Bifulco della Facoltà di Farmacia dell’Università di Salerno e della dottoressa Chiara Laezza dell’Istituto di Endocrinologia e Oncologia Sperimentale (IEOS) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli, in collaborazione con la dottoressa M. Gabriella Caruso dell’IRCCS Saverio de Bellis di Castellana Grotte, ha messo in luce l’esistenza di un gene responsabile della predisposizione ad ingrassare. Continue reading »
Si tratta del gene del recettore degli endocannabinoidi CB1, che secondo gli scienziati può aiutare a prevedere la nostra predisposizione a raggiungere un elevato indice di massa corporea.
«Gli endocannabinoidi controllano l’appetito mediante meccanismi sia centrali che periferici», spiegano gli autori, «ed è dimostrato che il recettore dei cannabinoidi di tipo 1 (CB1) regola la lipogenesi, sia in colture primarie di adipociti (le cellule adipose), sia in animali obesi». Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista International Journal of Obesity, hanno tenuto sotto osservazione per quattordici anni soggetti sani, controllandone periodicamente le abitudini alimentari, l’attività fisica svolta, alcuni parametri clinici e l’aumento del peso.
.: video: immagini pubblicitarie
.: articolo sui Disturbi Alimentari
.: scarica il pieghevole informativo sui disturbi alimentari
.: intervista su Ecoradio 23.03.2007
.: Ecoradio Interventi di prevenzione promossi dal Governo

Un giovane di 30 anni, a 30 anni dalla grande riforma si appassiona alla questione dei matti e del manicomio, mette in piedi una ricerca, costruisce un libro ed un video e infine canta la storia di Antonio e Margherita. Antonio dal manicomio scrive una bella lettera d’amore, tenera e umana. Lettera che non partirà mai. Resterà, come allora era uso e regola, nella cartella clinica. Chi è matto, ovvero, a chi una malattia mentale ha tolto ogni cosa e alla fine anche qualsiasi possibile senso ai suoi gesti, ai suoi pensieri, alle sue emozioni, ai suoi sentimenti, alla sua vita, chi è matto, dicevo, non può amare, odiare, desiderare. Qualsiasi cosa egli faccia o dica non è altro che espressione della sua malattia, del suo eccesso o del suo difetto. Continue reading »