La meditazione, producendo un ispessimento della corteccia cerebrale, aiuta a non sentire il dolore
da Corriere della sera – salute.
La meditazione, producendo un ispessimento della corteccia cerebrale, aiuta a non sentire il dolore
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MILANO – La meditazione zen cambia la struttura della corteccia cerebrale, al punto da rendere chi la pratica meno sensibile al dolore. È il risultato di uno studio pubblicato su Emotion , una delle riviste dell’American Psychological Association. A condurre gli esperimenti, un gruppo di ricercatori dell’Università di Montreal guidato dal dottorando Joshua A. Grant. Il team ha valutato la sensibilità al dolore causato da una sorgente di calore in 17 cultori dell’antica pratica orientale e 18 persone che non l’avevano mai praticata. Il passo successivo è stata l’analisi della struttura del cervello dei due gruppi con la risonanza magnetica. Oltre a una maggiore capacità di sopportazione in quanti praticavano la meditazione, «abbiamo scoperto una relazione tra lo spessore di alcune aree della corteccia cerebrale e la sensibilità al dolore. Chi si dedicava a questa pratica, in particolare, aveva un maggiore spessore nella corteccia cingolata anteriore dorsale e nella corteccia somatosensoriale secondaria», ha illustrato Grant, che già in un precedente studio aveva analizzato la capacità di sopportare il dolore di adepti zen con più di mille ore di pratica. Era emerso che, mediamente, tolleravano una temperatura di 53 gradi Celsius sulla pelle, con una riduzione della sensibilità del 18 per cento rispetto alla popolazione generale.
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Per la sua onestà intellettuale fu lasciato da parte dai politici italiani.
Uno dei principali protagonisti di quella stagione innovativa della psichiatria italiana che si è svolta tra gli anni Sessanta e Settanta è stato Giovanni Jervis che ha saputo impegnarsi con coraggio. Nella prassi e nei risvolti culturali Jervis ha rappresentato in quell’epoca una voce distinta, autonoma. Se la scienza dell’anima ha molti padri, a cominciare da Freud, Jervis seppe coglierne la grandezza e i limiti, senza mai subire il fascino acritico dell’ autorità. Proprio per la sua onestà intellettuale è stato poi lasciato da parte dai politici italiani.
Jervis sosteneva che i maestri vanno amati e seguiti, ma senza trasformarli in miti ingombranti che offuscano la nostra intelligenza critica. Così si comportò con Freud e la psicoanalisi, i cui effetti a un secolo di distanza riteneva fossero diventati più culturali che scientifici. E con lo stesso metro reagì nei riguardi di Franco Basaglia. Probabilmente per la medesima ragione, per un suo imperativo etico di dire i fatti nella loro concretezza, per un dovere verso gli altri, ha scritto l’ultimo libro, “La razionalità negata: psichiatria e antipsichiatria in Italia”, insieme a storico della medicina, Gilberto Corbellini, in cui racconta la cultura e gli avvenimenti di quegli anni che si concludono con la legge 180. Si parte dall’esperienza di Gorizia, ancora nella prospettiva delle comunità terapeutiche avviate nel mondo anglosassone. Da un lato Basaglia diventa vittima della sua fama, dall’altro i media, giornali e tv, tendono a semplificare,intervistando gli psichiatri alla moda e catalogando tra i positivi quelli contro il manicomio e tra i negativi quelli a favore, facilitando lo sviluppo delle più diverse credenze come se la psichiatria delle medicine fosse oppressiva e quella delle parole no, o che parlare di genetica rispetto al comportamento umano fosse “di destra”.
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Uno dei fattori di rischio considerati fra i più potenti…Non facciamci ingannare:
.: video: immagini pubblicitarie DISTORTE
qualche informazione:
.: articolo sui Disturbi Alimentari
documentazione scaricabile dal sito:
.: scarica il pieghevole informativo sui disturbi alimentari
interviste RADIO:
.: intervista su Ecoradio 23.03.2007
.: Ecoradio Interventi di prevenzione promossi dal Governo
Luci al neon e strade affollate in una Tokyo super moderna, luogo per eccellenza della fretta contemporanea. Dopo Milano e New York, la terza Giornata Mondiale della Lentezza quest’anno toccherà proprio il Giappone che ognuno di noi ha magari cominciato ad avvicinare attraverso i romanzi di Banana Yoshimoto, con i suoi templi delle industrie tecnologiche, degli orari di lavoro impossibili e del cibo pronto acquistato alle 2 di notte.
Il giorno 9 marzo l’organizzazione di volontariato l’Arte di Vivere con Lentezza darà appuntamento in alcuni luoghi strategici della capitale giapponese per aprire un confronto anche in questa immensa metropoli sull’uso del tempo, sulla frenesia che attanaglia sempre più persone e sul vivere con lentezza.
Cos’è I’AIDAP e che ruoli svolge?
Il fine di AIDAP è rivolto all’introduzione in Italia di nuovi modelli di cura per l’obesità e i disturbi dell’alimentazione. In particolare siamo focalizzati sull’introduzione della terapia cognitiva comportamentale raccomandata dalle più importanti linee guida internazionali per la terapia dell’obesità e per la bulimia nervosa. Purtroppo sovente, nel nostro paese, si scambia la terapia cognitivo comportamentale con la prescrizione dietetica.
Cosa si intende, quindi per metodo di terapia cognitiva comportamentale dell’obesità? Continue reading »
La terapia cognitivo comportamentale in sostanza insegna al paziente delle strategie per modificare il proprio stile di vita.
Ha quindi un’importante componente educativa atta ad insegnare il modo di alimentarsi, e di svolgere attività fisica per poter perdere e mantenere il peso. Questa terapia ha un approccio decisamente diverso dalla comune prescrizione dietologica, basata su un modello medico prescrittivo che raramente riesce ad intaccare le abitudini comportamentali quotidiane delle persone affette da obesità perché insegna al paziente a diventare un terapeuta del suo problema di peso.
Il modello comportamentale, nato negli Stati Uniti e diffuso in tutto il mondo, viene anche adottato nelle scuole per la prevenzione dell’obesità. AIDAP a tal fine ha introdotto un innovativo programma di prevenzione caratterizzato da un intervento che si svolge sia a livello scolastico, con interventi interattivi che coinvolgono direttamente i giovani, i genitori e gli insegnanti e non solo, sia a livello extrascolastico sull’ambiente in cui vivono gli studenti.
La psichiatra: malati anche oltre i 30 anni
Il rischio è l’eccesso di cibo. Spunta il Dai, disturbo da alimentazione incontrollata
dal Corriere della Sera – salute
ROMA — L’anoressia? Si è dimezzata negli ultimi dieci anni. In percentuale, per carità: rappresentava il 60% dei disturbi alimentari è arrivata al 30. Ma di certo, per la prima volta, ha perso il suo primato tra le patologie del corpo. E adesso? Adesso che negli ultimi dieci anni i disturbi alimentari sono passati da due a tre milioni, è la bulimia a dominare. E in particolare è esploso il «Dai», nuovo acronimo per una piaga che sta devastando la popolazione: disturbo di alimentazione incontrollata. Dai, ovvero: abbuffate senza controllo. E senza vomito che segue. Anche 30 mila calorie buttate giù in meno di mezz’ora. Come otto panettoni, tutti insieme.
ANCHE I MASCHI E I TRENTENNI- Il nuovo disturbo non è esclusivo delle donne, come lo è l’anoressia che colpisce in un rapporto di nove a uno. Queste abbuffate, invece, colpiscono un uomo ogni tre donne. Di queste abbuffate patologiche parlerà martedì ad un convegno a Genova Laura Dalla Ragione, psichiatra, responsabile per il ministero della Gioventù (e già per quello della Salute) per la sorveglianza e la mappatura dei centri di assistenza in Italia dei disturbi alimentari. «Per noi psichiatri, ormai, sul piano epidemiologico l’anoressia è sicuramente il disturbo che ci preoccupa di meno», dice Laura Dalla Ragione. E spiega: «Mentre fino a dieci anni fa i disturbi alimentari colpivano principalmente gli adolescenti, ora questo nuovo disturbo di alimentazione incontrollata sposta di molto l’età oltre i trent’anni». «Arte e coscienza nel corpo delle donne»: a Genova da oggi e fino a sabato nel Festival dell’eccellenza al femminile (curato da Consuelo Barilari) saranno donne eccellenti (ospite d’onore sarà il premio Nobel Rita Levi Montalcini) a parlare delle donne e del corpo, in tutte le sfaccettature (www.eccellenzalfemminile. it). A partire dai disturbi che devastano il corpo: la fotografa Vanessa Beecroft farà vedere come con la sua arte dell’obiettivo è riuscita lei ad andare oltre i suoi problemi alimentari.
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Cosa significa soffrire d’ansia? E cos’è questa emozione così terribile che accompagna e pervade il nostro corpo di sintomi così insopportabili e spesso invalidanti? Continue reading »
Innanzitutto va detto che l’ansia è una buona compagna di vita se tenuta a buoni livelli, come dire: se non va oltre una certa soglia a dire il vero un po’, anzi troppo, scomoda!
E’ una buona compagna perché in alcuni momenti ci ha dato la possibilità di ottime performance che altrimenti non sarebbero state possibili. Prendiamo ad es. gli atleti prima delle gare, gli studenti prima delle prove d’esame, chiunque di noi davanti a qualsiasi prova. Appare evidente che una “buona” dose di ansia ha sempre alzato i livelli di perfomance, altrettanto chiaro invece che alti livelli di ansia immobilizzano e rendono impossibile qualunque prova. Premesso ciò stiamo parlando quindi di quantità, e aggiungo anche di interpretazione di un evento più terribile di quanto non sia. Ma tutto ciò non chiaramente sufficiente per smettere di stare male!
