Albert Ellis

Albert Ellis – the controversial psychologist who revolutionized the field of psychology when he created Rational Emotive Therapy in 1955


Ricevo e, con discrezione, pubblico.

 

Albert Ellis

Il 24 luglio 2007 è deceduto Albert Ellis, all’età di 93 anni. Fino all’ultimo Ellis ha ricoperto la carica di presidente emerito dell’Albert Ellis Institute di New York e fino al 2003, quando le sue condizioni di salute sono peggiorate ha avuto, una vita molto produttiva come psicoterapeuta, come docente e come scrittore. Per i suoi importanti contributi Ellis può essere considerato uno dei principali ispiratori di quella prassi psicoterapeutica nota come terapia cognitivo-comportamentale, che attualmente è la più diffusa forma di psicoterapia in molti paesi.
Albert Ellis nacque a Pittsburgh, negli Stati Uniti, il 13 Settembre 1913. Accanito lettore fin dall’infanzia, questa sua passione si accentuò nel periodo adolescenziale quando cominciò ad accostarsi alla filosofia. Egli si interessò soprattutto della filosofia della felicità umana, divenendo un profondo conoscitore di Epicuro, Epitteto, Marco Aurelio, Spinoza, Kant, Emerson, Thoreau e Russel. ……
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Se qualcosa può andar male, lo farà!… e nel peggiore dei momenti…

“Se qualcosa può andar male, lo farà”, recita disincantata la legge di Murphy.
Ma se il popolo dei pessimisti ha da sempre dalla sua parte una folta letteratura fatta di pagine di autori infelici e citazioni di cinica saggezza popolare, oggi gli scienziati avvertono: “Aspettarsi sempre il peggio dalle situazioni non serve a preservarci dalla delusione, neanche quando i fatti confermano le previsioni nefaste”. A rivelarlo è uno studio di un gruppo di psicologi americani pubblicato sulla rivista Nature.
“E’ meglio essere ottimisti e avere torto piuttosto che pessimisti e avere ragione”. Lo diceva Albert Einstein, e la ricerca non fa che confermarlo. Gli scienziati hanno sottoposto 80 studenti a due sessioni di esami: la prima facile per tutti, la seconda più complicata per qualcuno e più semplice per altri. Così hanno dimostrato che “gli studenti convinti di aver sbagliato la seconda prova erano psicologicamente in uno stato di preoccupazione e prostrazione, nonostante avessero la consapevolezza di aver affrontato un test più complesso di cui non conoscevano ancora l’esito finale”. Continua a leggere