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	<title>dr. Maria Pia Bagnato Bulgarelli</title>
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	<description>Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale</description>
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		<title>E&#8217; utile mantenere i criteri amenorrea e paura di ingrassare nella diagnosi di Anoressia Nervosa?</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 18:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Pia Bagnato Bulgarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[psicopatologia]]></category>
		<category><![CDATA[aidap]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Simona Calugi, AIDAP Firenze Introduzione L’annuncio della prossima uscita del DSM-V prevista nel 2012 e l’opportunità di migliorare la classificazione diagnostica, hanno aperto un importante dibattito scientifico sull’utilità di mantenere la paura di ingrassare e l’amenorrea nei criteri diagnostici dell’anoressia nervosa (AN). Il criterio diagnostico paura di ingrassare, considerato da molti un elemento chiave della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.positivepress.net/aidap"><strong><em>Simona Calugi, AIDAP Firenze</em></strong></a><strong> </strong></p>
<p><strong>Introduzione</strong><br />
L’annuncio della prossima uscita del DSM-V prevista nel 2012 e l’opportunità di migliorare la classificazione diagnostica, hanno aperto un importante dibattito scientifico sull’utilità di mantenere la paura di ingrassare e l’amenorrea nei criteri diagnostici dell’anoressia nervosa (AN). Il criterio diagnostico paura di ingrassare, considerato da molti un elemento chiave della psicopatologia specifica dei disturbi dell’alimentazione (DA) (Habermass, 1996), compare nella letteratura medica nel 1930 per descrivere il razionale cognitivo della restrizione alimentare (Casper et al, 1983, Russell et al. 1985). La sua inclusione nella diagnosi di AN è considerata utile perché consente di distinguere un paziente con AN da coloro che presentano una perdita di peso secondaria ad altre patologie psichiatriche, ad esempio la depressione clinica, il delirio di veneficio e il disturbo ossessivo compulsivo (Habermass, 1996).<br />
Recentemente alcuni autori hanno però evidenziato che l’inclusione del criterio diagnostico paura di ingrassare esclude dalla diagnosi di AN un’alta percentuale di pazienti dei Paesi non occidentali che soddisfano tutti gli altri criteri del disturbo, ma non la paura d’ingrassare. Il mantenimento di questo criterio riduce perciò la possibilità di confronti transculturali (Lee et al, 1993; Lee et al, 2001). I pazienti sottopeso con DA senza la paura d’ingrassare rappresentano comunque anche un’alta percentuale dei DA sottopeso (circa il 20%) trattati nei Paesi occidentali (Dalle Grave et al., 2008).<span id="more-469"></span><br />
Anche il criterio diagnostico amenorrea è stato oggetto di numerosi dibattiti. La sua utilità è riconosciuta nel fatto che è un criterio chiaro e oggettivo e un importante indicatore dello stato di salute fisica. La presenza dell’amenorrea, inoltre, aiuta a evitare possibili errori diagnostici, consentendo di distinguere pazienti con AN da donne costituzionalmente sottopeso che mantengono il ciclo mestruale (Attia e Roberto, 2009). Esistono, però, diverse argomentazioni che sottolineano i problemi dell’inclusione di questo criterio nella diagnosi di AN; in particolare il fatto che l’assenza di amenorrea in una donna con DA sottopeso può non consentire di valutare la gravità del problema. Inoltre, mantenendo questo criterio, la diagnosi di AN non è applicabile ai maschi, alle donne in menopausa, alle donne che usano contraccettivi, a quelle non ancora mestruanti e a quelle che hanno un recente esordio del disturbo (inferiore a tre mesi).<br />
La presenza dei due criteri per la diagnosi di AN pone un altro problema importante: tutti i pazienti che non soddisfano il criterio paura di ingrassare e/o amenorrea contribuiscono ad ampliare il folto numero di pazienti con diagnosi di disturbo dell’alimentazione non altrimenti specificato (DA-NAS), altro dibattuto problema diagnostico (Fairburn et al, 2007). Considerato che uno dei principali obiettivi del DSM è fornire ai clinici linee guida utili per indirizzare il paziente verso il miglior trattamento disponibile, la diagnosi di DA-NAS per i soggetti che non soddisfano uno o entrambi questi criteri impedisce di individuare linee guida adeguate per il trattamento.<br />
La valutazione dell’utilità di un criterio diagnostico deve passare attraverso l’analisi della validità di una categoria diagnostica. Una categoria diagnostica è considerata valida quando si distingue dalle altre categorie non per i criteri diagnostici che la compongono, ma per alcuni “validatori esterni” (Spitzer, 2001). I validatori esterni possono essere fattori eziologici o di rischio oppure misure di esito. La difficoltà nasce nel momento in cui diventa necessario scegliere a quali validatori esterni fare riferimento per costruire la classificazione. Il DSM nasce e si sviluppa con l’obiettivo di essere uno strumento di utilità clinica e come tale le categorie diagnostiche che lo compongono, devono essere differenziate sulla base di validatori esterni clinici (Wonderlich, 2007). A questo proposito Kendall (2003) sottolinea come le misure di esito costituiscano il più importante e il più applicabile criterio di validità in ambito clinico<br />
Gli obiettivi del presente articolo sono tre: 1) rivedere la letteratura sull’utilità dei criteri diagnostici paura di ingrassare e amenorrea nella diagnosi di AN; 2) determinare se l’eliminazione dei due criteri consente di costituire delle categorie diagnostiche valide, usando tre validatori esterni clinici: la psicopatologia generale, la psicopatologia specifica e la risposta al trattamento; 3) valutare le implicazioni.</p>
<p><strong>Metodo</strong></p>
<p>È stata condotta una ricerca sistematica sui principali motori di ricerca (Medline e PsychINFO) e sono stati presi in considerazione tutti gli studi nei quali sono stati confrontati pazienti che soddisfacevano tutti i criteri diagnostici dell’AN e pazienti che non soddisfacevano uno dei due criteri oggetto del nostro studio: paura d’ingrassare e amenorrea. Inoltre, sono stati selezionati i lavori in cui il confronto è avvenuto su almeno uno dei tre validatori esterni esaminati.</p>
<p><strong>Criterio paura di ingrassare</strong></p>
<p>Sono stati identificati complessivamente otto articoli pubblicati tra il 1993 e il 2009. Oltre la metà dei lavori sono stati condotti in Paesi non occidentali.<br />
La psicopatologia generale è stata indagata in quattro degli otto studi. Nel primo lavoro di Lee e colleghi (1993) sono stati valutati 70 pazienti visti in centri psichiatrici di Hong Kong, 29 con AN e 41 con tutti i criteri dell’AN tranne la paura di ingrassare. Nei due campioni sono stati rilevati uguali livelli di depressione misurata con un’intervista semi-strutturata. In anni successivi, lo stesso gruppo di ricerca (Lee et al., 2003) ha individuato punteggi non significativamente differenti, in due gruppi di pazienti con le stesse caratteristiche diagnostiche, nel Beck Depression Inventory (BDI) e nelle scale del Symptom Checklist &#8211; 90 (SCL-90). La stessa sovrapposizione nei risultati è stata osservata nel BDI, SCL-90 e in aggiunta anche sul Temperament and Character Inventory (TCI) da studi più recenti sia in pazienti ambulatoriali (Santonastaso et al, 2009) sia ricoverati (Dalle Grave et al., 2008).<br />
Riguardo alla psicopatologia specifica del disturbo dell’alimentazione, i punteggi delle scale dell’Eating Disorder Examination Questionnaire (EDE-Q), in tutti gli studi in cui sono stati valutati, sono risultati significativamente più bassi nel gruppo di pazienti senza il criterio paura di ingrassare (Lee et al., 2003, Lau et al., 2006, Dalle Grave et al., 2008). Anche la scala Impulso alla Magrezza dell’Eating Disorder Inventory (EDI) (Lee et al, 1998 e 2003, Santonastaso et al., 2009) e il punteggio totale dell’Eating Attitude Test (EAT-26) (Lee et al., 2002) hanno rivelato punteggi significativamente più bassi in coloro che non manifestano paura di ingrassare.<br />
Pochi studi longitudinali hanno esaminato la risposta al trattamento in pazienti con e senza la paura di ingrassare. I due gruppi hanno manifestato lo stesso significativo miglioramento nel peso e nella psicopatologia del DA in risposta a terapia cognitivo comportamentale (CBT) ospedaliera (Dalle Grave et al., 2008). Altri due studi hanno valutato la percentuale di remissione, il primo con un trattamento eclettico (Strober et al, 1999), il secondo con una CBT non manualizzata e con ampie differenze di durata (da 11 a 136 sedute) (Santonastaso et al., 2009). Le percentuali di remissione in coloro che hanno completato il trattamento sono risultate le stesse nei due gruppi, ma sono stati riscontrati tempi di remissione più rapidi e un livello di drop-out più alto in coloro che non avevano la paura di ingrassare.<br />
Sono state considerate altre caratteristiche, come l’Indice di Massa Corporea (IMC), la durata di malattia e l’età d’esordio del DA. I punteggi medi di tutti gli indicatori basali considerati sono risultati uguali nei due gruppi in tutti gli studi, tranne che in due lavori dove è stato riscontrato un IMC più alto nei pazienti con tutti i criteri dell’AN (Lee et al., 2002 e 2003).<br />
Un dettaglio dei confronti tra pazienti con e senza il criterio paura di ingrassare riportati nei vari studi è mostrato in Tabella 1.</p>
<p><strong>Criterio amenorrea</strong></p>
<p>Gli studi selezionati per valutare le differenze tra pazienti con tutti i criteri dell’AN e pazienti con tutti i criteri dell’AN senza amenorrea sono otto e sono stati pubblicati tra il 1996 e il 2009.<br />
Tutti gli studi, tranne uno, hanno esaminato e confrontato la psicopatologia generale nei due gruppi. I punteggi del BDI, del Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI), del Beck Anxiety Inventory (BAI) e la comorbilità misurata con un’intervista semi-strutturata non differiscono tra i pazienti con e senza il criterio amenorrea (Garfinkel et al., 1996; Cachelin et al., 1998; Watson et al., 2003; Gendall et al., 2006; Roberto et al., 2008; Dalle Grave et al., 2008; Santonastaso et al., 2009). L’unica differenza riscontrata riguarda il punteggio della scala “Ricerca della Novità” del TCI che in due lavori risulta con un punteggio più alto in pazienti senza il criterio amenorrea (Gendall et al., 2006; Santonastaso et al., 2009),<br />
Nella maggior parte degli studi nessuna differenza è stata riscontrata tra il gruppo dei pazienti con amenorrea e il gruppo senza amenorrea, relativamente alle scale che misurano la psicopatologia specifica dei DA.<br />
In uno dei due studi prospettici valutati, condotto in un setting ambulatoriale, è stata calcolata la percentuale di remissione nei pazienti con AN e nei pazienti con AN senza il criterio amenorrea che hanno completato il trattamento e non sono state riscontrate differenze significative. I livelli di drop-out sono risultati più alti in coloro che non soddisfano il criterio amenorrea e di conseguenza la successiva analisi intention-to-treat, mostra percentuali di remissione più basse in questo gruppo (Santonastaso et al., 2009).<br />
Infine, un altro recente studio longitudinale ha confrontato 57 pazienti con AN e 16 pazienti con tutti i criteri dell’AN senza l’amenorrea, sulle misure di esito del trattamento, effettuato con una CBT ospedaliera. Nessuna differenza è stata riscontrata a fine trattamento nei livelli di IMC, psicopatologia generale misurata con il BDI e il TCI e di psicopatologia specifica misurata con l’EDE. I livelli di drop-out e i tempi di drop-out non sono risultati essere significativamente differenti (Dalle Grave et al., 2008).<br />
I dati su altre caratteristiche dei campioni, come IMC, età d’esordio e durata di malattia, indicano una generale somiglianza nei valori medi di età d’esordio e durata di malattia e un punteggio più alto di IMC o peso nei pazienti senza il criterio amenorrea. È da sottolineare che in un campione di pazienti sottopeso italiani ospedalizzati quelli senza amenorrea avevano una durata di malattia più lunga e un’età maggiore (Dalle Grave et al., 2008). Tale dato, se confermato, indica che la mancata inclusione del criterio amenorrea nella diagnosi di AN può ritardare la diagnosi e il trattamento.<br />
Un dettaglio dei confronti tra pazienti con e senza il criterio dell’amenorrea riportati nei vari studi è mostrato in Tabella 2.</p>
<p><strong>Tabella 1.</strong> Confronti tra pazienti con e senza il criterio paura di ingrassare. Dati della letteratura.</p>
<p><a title="tabella-1" rel="lightbox[pics469]" href="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/05/tabella-1.jpg"><img class="attachment wp-att-473 alignleft" src="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/05/tabella-1.jpg" alt="tabella-1" width="618" height="320" /></a></p>
<p><strong>AN</strong> = Anoressia Nervosa<br />
<strong>AN-NPI</strong>= AN senza il criterio paura di ingrassare.<br />
<strong>Il simbolo =</strong> indica che non ci sono differenze tra i due gruppi.<br />
<strong>AN-NPI &lt; AN</strong> indica che il valore indicato è più basso nei pazienti senza il criterio paura di ingrassare rispetto ai pazienti con AN<br />
<strong>AN-NPI &gt; AN</strong> indica che il valore indicato è più alto nei pazienti senza il criterio paura di ingrassare rispetto ai pazienti con AN<br />
<strong>EDE </strong>= Eating Disorder Examination; EDI = Eating Disorder Inventory; EAT-26 = Eating Attitude Test &#8211; 26; BDI = Beck Depression Inventory; TCI = Temperament and Character Inventory; SCL-90 = Symptom Checklist &#8211; 90; IMC = Indice di Massa Corporea<strong> </strong></p>
<p><strong>Tabella 2.</strong> Confronti tra pazienti con e senza il criterio amenorrea. Dati della letteratura.</p>
<p><a title="tabella-1" rel="lightbox[pics469]" href="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/05/tabella-1.jpg"><img class="attachment wp-att-473 alignleft" src="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/05/tabella-1.jpg" alt="tabella-1" width="618" height="320" /></a></p>
<p><strong>AN </strong>= Anoressia Nervosa<br />
<strong>AN-NA</strong>= pazienti con AN senza il criterio amenorrea.<br />
<strong>Il simbolo =</strong> indica che non ci sono differenze tra i due gruppi.<br />
<strong>AN-NA &lt; AN</strong> indica che il valore indicato è più basso nei pazienti senza il criterio amenorrea rispetto ai pazienti con AN<br />
<strong>AN-NA &gt; AN</strong> indica che il valore indicato è più alto nei pazienti senza il criterio dell’amenorrea rispetto ai pazienti con AN<br />
<strong>EDE </strong>= Eating Disorder Examination; EDI = Eating Disorder Inventory; EAT-26 = Eating Attitude Test &#8211; 26; BDI = Beck Depression Inventory; TCI = Temperament and Character Inventory; SCL-90 = Symptom Checklist &#8211; 90; BAI = Beck Anxiety Inventory; IMC = Indice di Massa Corporea</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>I dati a disposizione sui pazienti con e senza il criterio paura di ingrassare mostrano una sostanziale somiglianza nei livelli di sottopeso, nell’età d’esordio, nella durata di malattia e nella psicopatologia generale. La psicopatologia specifica risulta di gravità inferiore nei pazienti senza il criterio paura di ingrassare. Questo dato, però, deve tenere in considerazione che oltre la metà degli studi analizzati è stata condotta in paesi non occidentali, nei quali non sempre è stata analizzata la validità degli strumenti di misura (Becker et al., 2009). Inoltre, questi strumenti prevedono al loro interno la misurazione della paura di ingrassare, per cui nei pazienti in cui tale criterio è assente, i punteggi medi risultano inevitabilmente più bassi. La risposta al trattamento, che rappresenta il validatore esterno chiave nell’ottica di costruire una diagnosi con utilità clinica, è la stessa in coloro con e senza la paura di ingrassare.<br />
Per quanto riguarda i pazienti senza il criterio amenorrea, le maggiori differenze rispetto ai pazienti con AN sembrano riflettere lo stato nutrizionale. Dal punto di vista della psicopatologia specifica e generale i due gruppi appaiono simili, con qualche eccezione: per esempio la maggiore presenza di “Ricerca della Novità” nel gruppo senza il criterio amenorrea. La spinta verso la ricerca di sensazioni nuove è stata spesso associata con l’alta frequenza di episodi bulimici e quindi con l’introduzione di un maggior quantitativo calorico, elemento considerato protettivo per la presenza di amenorrea (Gendall et al., 2006). Inoltre, la letteratura evidenzia che i due gruppi non differiscono sulle misure di esito del trattamento.<br />
Il presente lavoro ha due limitazioni principali. La prima è aver selezionato solo alcuni dei validatori esterni possibili. La seconda è di non aver preso in considerazione la vasta letteratura biologica sulle differenze tra pazienti con AN e pazienti con AN senza il criterio amenorrea. Il lavoro ha comunque incluso alcuni validatori esterni chiave per valutare l’utilità clinica di una diagnosi, obiettivo centrale del sistema classificativo DSM.<br />
In conclusione, gli elementi a disposizione sembrano supportare l’inclusione dei pazienti sottopeso con DA senza il criterio paura di ingrassare o il criterio amenorrea nella diagnosi di AN. Questa inclusione consentirebbe di ridurre il già ampio numero di pazienti con DA che ricevono la diagnosi DSM-IV di DA-NAS (Fairburn et al., 2007) e, al contrario, di aumentare il numero di pazienti con diagnosi di AN. Ciò potrebbe favorire il miglioramento della ricerca clinica sul trattamento dell’AN e le terapie basate sull’evidenza, ad oggi poco sviluppate anche a causa dello scarso numero di pazienti che soddisfa tutti i criteri diagnostici richiesti per la diagnosi di AN (Fairburn, 2005). Infine, includere i pazienti DA sottopeso senza il criterio amenorrea o senza il criterio paura di ingrassare nella diagnosi di AN, potrebbe favorire una diagnosi e un trattamento più precoce.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
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Lau LLS, Lee S, Lee E, Wong W. Cross-cultural validity of the Eating Disorder Examination: A study of Chinese outpatients with eating disorders in Hong Kong. Hong Kong. J Psychiatry 2006;16:132-136.<br />
Habermas T. In defense of weight phobia as the central organizing motive in anorexia nervosa: Historical and cultural arguments for a culture-sensitive psychological conception. Int J Eat Disord 1996;19:317-334.<br />
Kendall R, Jablensky A. Distinguishing between validity and utility of psychiatric diagnoses. Am J Psychiatry 2003;160:4-12.<br />
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<p>Russell GF. The changing nature of anorexia nervosa: An introduction to the conference. J Psychiatr Res 1985;19:101-109.<br />
Santonastaso P, Bosello R, Schiavone P, Tenconi E, Degortes D, Favaro A. Typical and Atypical Restrictive Anorexia Nervosa: Weight History, Body Image, Psychiatric Symptoms, and Response to Outpatient Treatment. Int J Eat Disord 2009;42(5):464-70.<br />
Spitzer RL. Values and assumptions in the development of DSM-III and DSM-III-R: An insider’s perspective and a belated response to Sadler, Hulhus, and Agich’s ‘’On values in recent American classification.’’ J Nerv Ment Dis 2001;189:351-359.<br />
Strober M, Freeman R, Morrell W. Atypical anorexia nervosa: Separation from typical cases in course and outcome in a long term prospective study. Int J Eat Disord 1999;25:135-142.<br />
Strober M, Freeman R, Morrell W. Atypical anorexia nervosa: Separation from typical cases in course and outcome in a longterm prospective study. Int J Eat Disord 1999;25:135-142.<br />
Watson T, Andersen A. A critical examination of the amenorrhea and weight criteria for diagnosing anorexia nervosa. Acta Psychiatr Scand 2003;108:175-182.<br />
Wonderlich S, Crosby R, Mitchell J, Engel S. Testing the Validity of Eating Disorder Diagnoses. Int J Eat Disord 2007;40:S40-S45.</p>


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		<title>Dormire allunga la vita. 6-8 ore il sonno ideale</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 09:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da Repubblica.it SCIENZE Una nuova ricerca realizzata insieme dalle università di Warwick e Napoli smentisce antiche certezze: &#8220;riposare&#8221; troppo fa male alla salute LONDRA &#8211; Dormite da sei a otto ore per notte, se volete aumentare le probabilità di avere una lunga vita. E&#8217; il verdetto di uno studio sul sonno condotto congiuntamente da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/scienze/2010/05/05/news/dormire_molto_fa_bene-3833506/">da Repubblica.it SCIENZE</a></p>
<p>Una nuova ricerca realizzata insieme dalle università di Warwick e Napoli smentisce antiche certezze: &#8220;riposare&#8221; troppo fa male alla salute</p>
<p><a title="SLEEPING" rel="lightbox[pics463]" href="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/05/sleeping-woman-e1273398595871.jpg"><img class="attachment wp-att-467 alignleft" style="margin: 5px;" src="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/05/sleeping-woman.thumbnail.jpg" alt="SLEEPING" width="200" height="133" /></a>LONDRA  &#8211;  Dormite da sei a otto ore per notte, se volete aumentare le probabilità di avere una lunga vita. E&#8217; il verdetto di uno studio sul sonno condotto congiuntamente da un team di scienziati della University of Warwick in Inghilterra e dalla facoltà di medicina dell&#8217;università di Napoli in Italia. Il rapporto, pubblicato sulla rivista britannica Sleep e anticipato stamane dal quotidiano Daily Telegraph, afferma di avere trovato &#8220;prove inequivocabili&#8221; che collegano la privazione del sonno a un deterioramento della salute e a una morte prematura. Ma anche dormire troppo fa male, avverte lo studio, anzi è un campanello d&#8217;allarme ancora più pericoloso che dormire troppo poco.<span id="more-463"></span></p>
<p>Coloro che dormono abitualmente meno di sei ore per notte, affermano gli autori della ricerca, hanno il 12 per cento di probabilità in più di morire prima di compiere 65 anni rispetto a coloro che dormono da sei a otto ore per notte. D&#8217;altro canto, coloro che dormono regolarmente più di nove ore a notte hanno il 30 per cento di probabilità di morire prima di quelli che dormono fra le sei e le otto ore per notte. Studi precedenti avevano già dimostrato che la privazione del sonno è associata con disturbi cardiaci, alta pressione del sangue, diabete e alto tasso di colesterolo. La maggiore novità del nuovo studio è che contraddice le tesi secondo cui dormire molto fa bene.</p>
<p>Sulla stessa rivista britannica Sleep, per esempio, appena la settimana scorsa è uscito un rapporto secondo cui le persone che dormono dieci ore per notte o di più hanno maggiori probabilità di arrivare fino a 100 anni di età. Il ragionamento dietro quello studio era che si pensava che coloro che arrivano ad un&#8217;età avanzata hanno una salute migliore e perciò dormono meglio e più a lungo. Tuttavia gli autori della nuova ricerca, condotta analizzando i risultati di 16 studi sull&#8217;argomento per un totale di un milione e 300mila persone, ritengono che dormire a lungo sia in realtà un sintomo di disturbi come la depressione e di scarsi livelli di attività fisica.</p>
<p>Il professor Francesco Cappuccio, direttore del programma &#8220;Sleep, Health and Society&#8221; della University of Warwick  &#8211;  scrive il Telegraph  &#8211;  afferma: &#8220;Il deterioramento del nostro stato di salute è spesso accompagnato da un&#8217;estensione dei periodi di sonno. Dormire costantemente da sei a otto ore per notte sarebbe il dosaggio ottimale per la salute&#8221;. D&#8217;altra parte, nota il professor Cappuccio, se dormire troppo poco è una causa di cattiva salute, più di 6 milioni di persone in Gran Bretagna possono essere a rischio di morte prematura per questo motivo. &#8220;Quello che vogliamo dire con questa ricerca  &#8211;  sottolinea lo studioso  &#8211;  è che il sonno è un fattore estremamente importante per la salute, un fattore che solitamente non viene adeguatamente considerato&#8221;. Dormire il giusto, insomma, è importante come mangiare in modo giusto e fare la giusta dose di attività fisica.</p>
<p>Il britannico medio dorme sette ore per notte. Il professor Jim Horne, direttore dello Sleep Research Center della Loughborough University, considera comunque &#8220;normale&#8221; dormire qualche ora di più o qualche ora di meno. Confermando che da sei a otto ore di sonno per notte è più o meno il riposo ottimale per una vita sana.</p>
<p>di ENRICO FRANCESCHINI</p>


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		<title>Lo zen «modifica» il cervello e fa sopportare il dolore.</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 18:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Pia Bagnato Bulgarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[emozioni]]></category>
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		<description><![CDATA[La meditazione, producendo un ispessimento della corteccia cerebrale, aiuta a non sentire il dolore // da Corriere della sera &#8211; salute. La meditazione, producendo un ispessimento della corteccia cerebrale, aiuta a non sentire il dolore MILANO - La meditazione zen cambia la struttura della corteccia cerebrale, al punto da rendere chi la pratica meno sensibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>La meditazione, producendo un ispessimento della corteccia cerebrale, aiuta a non sentire il dolore</h2>
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<p><a href="http://www.corriere.it/salute/reumatologia/10_marzo_17/zen-modifica-cervello-dolore_56bf994a-3117-11df-bc31-00144f02aabe.shtml">da Corriere della sera &#8211; salute. </a></p>
<p>La meditazione, producendo un ispessimento della corteccia cerebrale, aiuta a non sentire il dolore</p>
<table width="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img title="(Contrasto)" src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2010/03/16/meditazione_b1--180x140.jpg" border="0" alt="(Contrasto)" width="180" height="140" align="left" /></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong><strong> </strong>MILANO -</strong> La meditazione zen cambia la struttura della corteccia cerebrale, al punto da rendere chi la pratica meno sensibile al dolore. È il risultato di uno <a rel="nofollow" href="http://psycnet.apa.org/journals/emo/10/1/43/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">studio</span></a> pubblicato su<a rel="nofollow" href="http://www.apa.org/pubs/journals/emo/index.aspx" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"> Emotion</span></a> , una delle riviste dell’American Psychological Association. A condurre gli esperimenti, un gruppo di ricercatori dell’Università di Montreal guidato dal dottorando Joshua A. Grant. Il team ha valutato la sensibilità al dolore causato da una sorgente di calore in 17 cultori dell’antica pratica orientale e 18 persone che non l’avevano mai praticata. Il passo successivo è stata l’analisi della struttura del cervello dei due gruppi con la risonanza magnetica. Oltre a una maggiore capacità di sopportazione in quanti praticavano la meditazione, «abbiamo scoperto una relazione tra lo spessore di alcune aree della corteccia cerebrale e la sensibilità al dolore. Chi si dedicava a questa pratica, in particolare, aveva un maggiore spessore nella corteccia cingolata anteriore dorsale e nella corteccia somatosensoriale secondaria», ha illustrato Grant, che già in un precedente studio aveva analizzato la capacità di sopportare il dolore di adepti zen con più di mille ore di pratica. Era emerso che, mediamente, tolleravano una temperatura di 53 gradi Celsius sulla pelle, con una riduzione della sensibilità del 18 per cento rispetto alla popolazione generale.<span id="more-404"></span></p>
<p><strong>IL DOLORE «MODIFICA» IL CERVELLO -</strong>I ricercatori si dicono per nulla stupiti della scoperta. «Le posture spesso dolorose associate con la meditazione &#8211; ha commentato il dottorando canadese &#8211; possono produrre a lungo andare un ispessimento della corteccia e ciò potrebbe ridurre la sensibilità al dolore». La meditazione, infatti, a dispetto delle apparenze, comporta un intenso sforzo di sopportazione per mantenere per lunghi periodi di tempo la postura corretta. Ciò a lungo andare potrebbe indurre una sorta di adattamento del cervello. Né è l’unico caso in cui una condizione dolorosa si associa a cambiamenti strutturali della corteccia cerebrale: da tempo i ricercatori hanno per esempio osservato cambiamenti nel suo spessore nelle persone affette da emicrania. Ma non è questa l’unica ragione per cui chi medita sente meno il dolore. La meditazione comporta infatti un rallentamento della respirazione: 12 respiri al minuto &#8211; è stato osservato dai ricercatori &#8211; rispetto ai 15 degli altri. «Ridurre la frequenza del respiro &#8211; ha dichiarato Grant &#8211; inducendo un rilassamento del corpo produce indubbiamente una riduzione del dolore».</p>
<p><strong>ZEN TERAPEUTICO?</strong> &#8211; Visti i risultati, secondo il team, si potrebbe pensare di impiegare le pratiche di meditazione come strumenti utili non soltanto nella gestione del dolore, ma anche per prevenire la normale perdita di materia grigia<a href="http://www.corriere.it/salute/dizionario/dizionarioSearch.jsp?textToSearch=materia+grigia&amp;onlyImages=false"><span style="text-decoration: underline;"> </span></a>associata all’età o qualunque condizione in cui sia compromessa. Tuttavia, viste le deboli prove scientifiche e il dolore che può comportare star seduti per ore a gambe incrociate e con la schiena dritta, è difficile che qualche medico decida di prescrivere la meditazione zen come analgesico.</p>


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		<title>Narcolessia &#8211; malattia nascosta</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Pia Bagnato Bulgarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[21mila pazienti in Italia non sanno di averla. Giovedì la giornata europea, con Lupo Alberto testimonial    -  da VITA non profit magazine Si celebra giovedi&#8217; 18 marzo la prima Giornata europea di sensibilizzazione sulla narcolessia, la malattia del &#8216;sonno patologico&#8217; che soltanto in Italia conta circa 21 mila pazienti ancora senza diagnosi. Per insegnare ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>21mila pazienti in Italia non sanno di averla. Giovedì la giornata europea, con Lupo Alberto testimonial    -  <a href="http://www.vita.it/news/view/101554">da VITA non profit magazine</a><br />
</em></p>
<p><a title="Immagine-4" rel="lightbox[pics413]" href="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/04/Immagine-4.png"><img class="attachment wp-att-416 alignleft" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/04/Immagine-4.thumbnail.png" alt="Immagine-4" width="200" height="193" /></a>Si celebra giovedi&#8217;<strong> 18 marzo la prima Giornata europea di sensibilizzazione sulla narcolessia,</strong> la malattia del &#8216;sonno patologico&#8217; che soltanto in Italia conta circa 21 mila pazienti ancora senza diagnosi. Per insegnare ai cittadini, ma anche ai medici, come riconoscere prima questo problema invalidante, l&#8217;Associazione italiana narcolettici (Ain) &#8216;esporta&#8217; in tutta Europa il suo storico testimonial: Lupo Alberto.</p>
<p>Per l&#8217;occasione, il personaggio dei fumetti nato dalla matita di Silver diventa poliglotta. Sul suo nuovo sito Internet <a href="http://www.narcolessia.it/"> www.narcolessia.it</a>, l&#8217;Ain ha preparato una pagina in cui Lupo Alberto spiega la narcolessia in 5 lingue (italiano, francese, spagnolo, inglese e tedesco). La pagina web sara&#8217; visibile a tutti i navigatori dei vari Paesi Ue, attraverso i siti delle rispettive associazioni di pazienti narcolettici. A loro l&#8217;Ain fornira&#8217; il banner in lingua e il link per collegarsi allo spot di Lupo Alberto. Riconoscere la narcolessia nel piu&#8217; breve tempo possibile e&#8217; la parola d&#8217;ordine dell&#8217;Ain e delle sue associazioni &#8216;sorelle&#8217; in tutto il Vecchio continente.<span id="more-413"></span></p>
<p>&#8220;E&#8217; un obiettivo difficile&#8221;, spiega in una nota Icilio Ceretelli, presidente dell&#8217;Ain. Oggi, infatti, &#8220;per arrivare alla diagnosi si impiegano mediamente 7 anni perche&#8217; i medici, anche specialisti, non conoscono la narcolessia&#8221;. Eppure &#8220;la diagnosi precoce nei bambini &#8211; sottolinea Giuseppe Plazzi del Centro del sonno di Bologna &#8211; portera&#8217; a cure che ci auguriamo possano risolvere la patologia&#8221;.</p>
<table style="height: 17px;" width="7">
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		<title>Sandrone, Sgorghiguelo e la Pulonia.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 18:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Pia Bagnato Bulgarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Modena.appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[stili di vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tradizioni parlano della nostra storia, di noi. Come ogni anno la famiglia Pavironica traccia il riassunto di un anno dei modenesi, dal palazzo municipale, il giovedì grasso&#8230; Sandrone racconta, e i modenesi ascoltano fra gli schiamazzi dei bambini a festa per il carnevale, lasciandosi andare a qualche sorriso in più e sperando in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le tradizioni parlano della nostra storia, di noi. Come ogni anno la famiglia Pavironica traccia il riassunto di un anno dei modenesi, dal palazzo municipale, il giovedì grasso&#8230; Sandrone racconta, e i modenesi ascoltano fra gli schiamazzi dei bambini a festa per il carnevale, lasciandosi andare a qualche sorriso in più e sperando in un anno migliore!</strong></p>
<p>SANDRONE: M<a title="la società del Sandrone - Modena" rel="lightbox[pics384]" href="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/03/images-1.jpg"><img class="attachment wp-att-407 alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/03/images-1.jpg" alt="la società del Sandrone - Modena" width="130" height="87" /></a>udnés ed Mòdna, Zemian d’indicazione geografica tipica, lavurador ch’avî trasfurmèe ‘sta tèra paludosa in ‘na pianura pina de storia e cultura, dvinteda in dal teimp patria dal turtlein, dal zampoun, dal lambrósch e dl’asê balsamich, terra di motori, cun ’na catedrel patrimonio dell’umanita’, mèdra ed Tassoni, Ferrari, Pavarotti e Pighi, a-v salut tótt quant in masa.<br />
A-v dirò che incô, rivand chè in piaza, a m-è gnû subét al magoun. A cherdiva ed vàdder la nostra Ghirlandèina desvistida, dato che i s’avìven impruméss che in dû an i l’avreven sistemèda, e invece a l’ho catèda cun ancàrra adòs al camisòt, che tra l’altro l’avrev anch bisàgn ed ‘na trata sò ed bughèda.</p>
<p>Ma a-n vói tachèr cun dla polemica, vést che st’an a sun ed boun umor perchè la mê societè, la Societè dal Sandroun la cumpés 140 an. Difati l’è stê in dal 1870 che per la prémma volta al buratinèr Giulio Preti, detto Gióli, al trasfurmé Sandroun da buratèin in un Sandroun in chèrna e òs. Al rivé propria chè, in Piaza Granda, desgnand da Córs Vitòri sovra un car da cuntadein tirèe da quater bô chi éren ‘na meravia, dai bô a sàm passèe ai cavai, e po’ speram ed fermeres chè&#8230;.<span id="more-384"></span><br />
<strong>Dounca Mudnés cum’andamia?</strong><br />
A-v cat bein&#8230;.bein, a-s fa per dir. A gh’avî ‘na céra ch’a parî apeina gnû fóra da ‘na lezioun ed filosofia&#8230;.. ‘Na mèza via tra l’ultem sànn e ‘na not pasèda col mèl di deint. Sò col morel !!! A-n-n’avî sintî che la crisi l’è finida. Basta economie, basta vacche magre, l’è ora ed turner a spànder. Piò a spindam piò l’economia la migliora, s-a migliora l’economia a torna al benèser, col benèser i quatrein da purter in banca, acsè la banca la si torna a rustir e a sàm da capo ‘n ‘ètra volta.</p>
<p><a title="il duomo di Modena" rel="lightbox[pics384]" href="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/03/images.jpg"><img class="attachment wp-att-408 alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/03/images.jpg" alt="il duomo di Modena" width="115" height="113" /></a>Eh no !!! &#8230;. Stavolta i se sbaglien i sgnor banchér. Al paiòun i-m l’han bèle brusèe ‘na volta. Adèsa i mê sold a-i tegn lughèe dove a m’ha insgnèe mê pèder, in un sacàtt ed plastica sàtta l’aldamèr, o in dal tamaraz in mèz al fòi ed panocia. I faran fadiga a crásser, ma almeno lè i-n calen brisa. A-v dirò che st’an a sun stè dimandi indecis se gnir a Mòdna cun la caròza, perchè Erio, al noster caval, dòp la secanda rotanda al dà de stamegh, ch’a-n n-è brisa un bel vader, per quast a-i-aviva pinsèe ed cumprer ‘n’avtomobil e dato che mè, a-m intand ed sumèr ma brisa ed mutor a-i-ho dmandèe un cunséli a un mê amigh ed Rama che da soquant an al gh’ha ‘na Escort e al dis ch’la va benissim e ch’l’agh dà tanti sudisfazioun, ma al modèl a-n piasiva brisa a la Pulonia, acsè a-i-ho lasèe perder. A-m srév anch piasû gnir in ciclo per via che ormai a Modna a gh’avam piò ciclabil che strèdi, ma da quand, con un prinzepi d’infarto per via dal sforz, a sun armès a metè dal ponte ciclopedonale ch-i han fat in via Emilia Est, a gh’ho rinuncèe. E po’ col biciclat a gh’è seimper al solit problema: qual ch’a-t táca ed turnèr a cà a pê.</p>
<p>SGORGHIGUELO: Guerda popà che s-tè vô ch’i-n t-la cóchen menga, biságna t-la matt in dla gabia chi han fat a la stazioun granda.</p>
<p>SANDRONE: ’Na gabia per al biciclat? Ma gnanch ed quisti! L’éra mei che la gabia i l’ avéssen fata per chi li ruba. Ma l’important l’è che in ‘na manéra o in cl’ètra a sàmma chè.</p>
<p>Mudnés, préma ed tótt, lasèm mander un salut a Giorgio ch’l’è stè confermèe sendech per la secanda volta. Va bein ch’al gh’è saltè fora per al ratt ed la scoffia, ma se i Mudnés i l’han vlû ancàrra come rezdor, avrà dir che quel ed boun al-l’avrà pur fat.</p>
<p>PULONIA: Lasa perder Sandroun a-n girer al curtèl in dla frida! Dimandi i disen ch-l’ava vint perchè i Mudnés i eren distrat&#8230;.Figuret che in cal period lè per T.V., &#8220;all’isola dei famosi&#8221;, a gh’éra Lussuria in nominesion, sèt tè csa gh’interesseva ai Zemian degl’ elezioun dal sendech? E po’ mè a dégh ch’l’è ora ed cambier. A Mòdna i teimp i en madur per un èter sendech dànna. Più spazio alle quote rosa!! Mè ve’ a-gh l’avrev in meint ónna cun pochi stori ch-l’andrev propria bein per tgnir in riga chi bê muscardein dal cunséli comunel. L’è granda come Brunetta, la gh’ha la stassa grinta, l’a-s’ciama Maria e al cugnam al fa réma cun Carafoli&#8230;..</p>
<p>SANDRONE: Va bein…. va bein, tès mò adesa che t-è det la tô. Ogni modo, Pulonia, qual ch’a counta, am o dànna ch’al sia, al sendech bisàgna ch’al peinsa a Mòdna come ‘na zitèe avérta all’Europa e brisa considererla come s’la gh’avéssa ancara d’intorna la mura. Sicura Zemian che in dla corsa all’Europa a-i-avàm pérs del bèli ucasioun. Nueter a fam i lavor, chi èter i si cóchen e i porten in tótt al mand. Chè a Mòdna a fam un persótt speciel, ma in gir a-s descar sól ed qual ed Perma. A fam un furmài grana d’alchères i sbafi, ma in dal mand i cgnassen sól al Parmigiano Reggiano. L’asê a-s l’ha cuchèe Spilambert, i turtlein Castelfranc, e al zampoun Castelnov, acsè a nuèter mudnés a s’è armes la paternitèe ed gninta.</p>
<p>SGORGHIGUELO: A préven esporter la panèda e i pàm còt.</p>
<p>SANDRONE: Ma d’altronde csa vliv pretander da ‘na zitê ch’la lasa scanzler al nam ed Fini, per fer post a di fast-food e a di kebab. E po’al deint a m’a-l voi caver dal tótt. ’Na volta Mòdna l’era famosa anch per la féra d’avril. In di ultem an i gh’han cambièe nam&#8230; Una signora fiera, fior di fiera, ma le seimper qualla! Mobil, trator, murtadela e zavai. Sgnor dirigeint, va bein penser al corsi di cavai, ch’l’è seimper ‘na tradizioun mudnésa, ma l’è ora che la nostra féra la torna ai vecchi splendori, a quand la geint la gniva da tótt’ Italia per vaderla anch s’a-s paghèva al bigliatt. Mè a degh ch-la vol rilanceda! A-n vrev mai ch-la féssa la fin dal merchèe dal lonedè che ed mudnés a gh-è armes sól Piaza d’Erem.</p>
<p>Zemian, a-i-ho vest in dal giornel che la nostra zitè l’è ai prém post in Italia per la raccolta differenzieda. Difati i noster ministrador i-en tótt impgnèe nell’operazione recupero. I volen recuperer le ex fonderie (e dop vintiott an a srév anch ora), recuperer al Sest Campel, l’ex AMCM, Sant’Agustein e &#8220;la pèlta&#8221; per fer dvinter Mòdna, disni lor, ‘na zitèe dal richiamo turistico internazionale. Per adès a gh’avam sól al noster bel dòm che, anch s-l’è seimper in terapia intensiva, a-gh la chèva a purter da tótt al mand di mièra ed turesta chi vinen chè a la rizerca di noster caplavor e d’un post dove ander a spànder aqua.</p>
<p>SGORGHIGUELO: Popà cal problema lè l’è bele risolt. Adesa a Mòdna a gh’avam al cèso piò grand d’Italia: &#8230;Piaza Mateoti !!!! E s’i-n se sgagen menga a sistemarla, Piaza Mazini la fa la stassa fin.</p>
<p>SANDRONE: Guerda che per piaza Mazini a gh’è bele tótt prount. Disègn, proget e autorizazioun: ach cala sól i sold!! I disen che per el càss ed la Comuna la srev ‘na fàta &#8220;Botta&#8221;.Ma bòta o brisa bòta, chèr i mê ministrador,bisàgna ch’a catedi ‘na soluzioun.El piazi dal ceinter al volen sistemedi, e a la svelta….quant’an è ch’a v’a-l degh ! A gh’l avî pór caveda in dû e dû quater a liberer piaza 20 da chi bròtt casòt negher ch-i feven tanta bulatta…Mè quand a-i-ho vest ch-i tacheven al sgàmber a-m sun détt: &#8221; Ma ve’ che Mòdna l’è adrèe ch’la prepara l’alternativa alle Botteghe Oscure &#8220;. E a proposit, a m’arcmand, s’avî da fer di bus, guardèe bein préma che satt-tèra a-n n’e-gh sia di òs o ‘na quelch tamba cun soquant parletein, che ormai a-n savam piò dove mattri,…perché lor là…i fan prest a fermer i lavor, cum’è capitèe al Novi Sad, e adìo baràca.</p>
<p>SANDRONE: V’è-l piasû anch a ueter al conzert fat chè in Piaza Granda in ricord ed Pavarot. La Pulonia la s’éra comòsa quand l’ha sinti la vós registreda ed Luciano dir a tôtt al mand ch-l’era orgoglios d’ eser un mudnés e d’aver in dal cór la Ghirlandèina. Acsè bisàgna ch’a sàmma!! Orgoglios d’éser nê chè, fort del nostri tradizioun, e col ràis bein piantedi in ‘sta nostra tèra….. seinza tant cuncoun e indecisioun. Dio a-t bendéssa Lucianone! Té srê seimper la nostra bandéra!!! A-v dév dir ch’a m-è anch piasù dimandi la festa fata per l’inaugurazion ed Piaza 29 settembre lè da Porta Bulàgna in duv-a gh’era ‘na volta al bar Italia. Po’ i Mudnés i s’én catèe tótt in Piaza Granda a balèr e cantèr cun qual chi ciameven &#8220;al principe&#8221;. Mè a m’arcord chi éren famos i ragaz dal Bar Italia anch se in cal grópp lè di cuntadein a gh n’era poch. ‘Na gran bela festa, pchê che per organizerla a gh sia vlû un oriundo desgnû da Castelnov. Sicura che quî ed la toponomastica i gh’han seimper ‘na bèla fantasia.</p>
<p>Mudnés cum ‘andamia cun la viabilitèe? Adès, tra rotandi, punt, satt pàss, e bisaboghi, a girer per Mòdna a gh vol al navigatore satellitare. Tótt i dé a gh’è del nuvitê. A-m dà in fin l’idea che gli addetti al trafich invece ed durmir, a la nòt i peinsen come fer tribuler i Zemian a la mateina. Al problema gros i gh-l’han anch quî chi vinen a lavurer da fóra Mòdna, specialment da Nunantla e da Castelfranc. Per marcher al cartlein a òt or bisàgna chi partesen da cà a sê e mez. Beh &#8230; ma è-la giósta ? A-n descuram po’ del stredi strichèdi sò per fer post al ciclabil e al cantér avért in via Gobetti, che per ander da la Stazioun Picola in dal Muran, de-dlà da la ferovia, bisàgna tór un dè ed ferie.</p>
<p>PULONIA: Scolta Sandroun, possibil ch’ a-n-gh sia menga un responsabil ed tótt ste mapèl ?</p>
<p>SANDRONE: Sitta Pulonia&#8230; descar pian. T’a-l sê ch’a-n va menga bein fer di nam. E po’ propria ed qual lè, che quand al s’imbrega al fa di stóss ch-a tráma al palaz comunel. I disen ch-al cmanda piò lò che al sendech.</p>
<p>PULONIA: A-i-ho capî &#8230; è-l cal bel umàtt ch’l’è seimper in dal giornel… qual ch’i ciamen il &#8221; George Clooney &#8221; della pianura Padana? Dio s’a-m piasrev éser la sô Elisabetta.</p>
<p>SANDRONE: Dagh un tai Pulonia, te-n seint ch’a sun adrê a descarer ed lavor séri? Dounca ch’s’er’ i-a adrê a dir? Ah sè&#8230; viabilitê e parchagg. Mè a spér che i noster ministrador i l’aven capida che i Mudnés i volen un parchagg sàtta a la Ghirlandèina. L’è inutil ch-i zerchen de strulgher degli alternativi, nelle zone, disni lor, limitrofe. A viver, l’ha da éser al noster centro storico. Guardê sól i ultem dû cinema multisala ch-i han fat: un, a la Saca dove a gh’era el graspi e cl’éter là in fanda, dal Polo Leonardo: i sran anch bê ma i-en tant descomed!</p>
<p>SGORGHIGUELO: Guerda popà che qual dal Villaggio Giardino a-n n’é menga un cinema, l’è la césa nova dal Redentore.</p>
<p>PULONIA: ’Na césa quala lè&#8230;. a-n gh’è piò religioun&#8230;.</p>
<p>SGORGHIGUELO: E po’, seimper a proposit ed parchagg, mè a degh che i vigil bisàgna chi controlen de piò i permass di invalid: secand mé agh-n-è ‘na mócia chi fan i scanta-caion.</p>
<p>SANDRONE: Intant descar a mod perchè i-n s’ciamen menga piò invalid, ma i-s’ ciamen diversamente abili.</p>
<p>SGORGHIGUELO: Diversamente abili? Csa vol po’ dir?</p>
<p>SANDRONE: Dio, cuma posia fer per feret capir &#8230; vadet, tè ad esempi, té-n n’è menga un caioun, t-è un diversamente fùreb&#8230; è-t capî adesa ? A voi anch dir dô paròl sulla criminalitê. Ma stavolta menga countra le nostre forze dell’ordine, ch’i gh la màten tótta per arsaner la frida, a li voi dir a chi delinqueint chi gh’han al curag’ ed ruber chi dû sold méss da ‘na pert da ‘na vcina o de straper la bursàta a ‘na dànna ch’la va a fer la spesa&#8230; mè a lelor, ch’i-s-la tòsen sovratótt cun i anzian, a-gh degh ‘’ vergugnèv, boun da gnint ‘’!! A-n voi gnanch saver da che pèrt dal mand a desgnî o s-a sî nustràn: la vergagna la-n n’è ed nisòna raza, l’è vergagna e basta!!. A voi anch der un cunsélli a tótt i anzian: &#8220;S’i-v vinen a suner al campanein e i-v disen che i én dl’Hera o dl’Enel a-n gh’avridi menga la porta perchè i én delinqueint ch’i-én gnû per ruber. Quî ed l’Hera o quî dla lus i-n’han menga bisàgn ed gnir a cà vostra&#8230;.. di sold i v’i-n ruben bele abasta in dla bulatta!! Quand a peins che per aver un poch ed tranquilitê i han infin pensê ed màtter sò le ronde, l’è un lavor ch’a-n pos ménga digerir.</p>
<p>PULONIA: Eh&#8230; Ma csa srala&#8230;.a-n t’arcordet piò. Anca tè da zoven t’andev in zerca &#8220;della ronda del piacere che nell’oscurità&#8230;.&#8221;</p>
<p>SANDRONE: Magari Pulonia el randi d’incô él fossen ed cal tip lè! Lasa perder dànna, ch’i-n n’én lavor per tè. Dém piotost csa gh’è-t da diregh ‘st’an al tô amìghi?</p>
<p>PULONIA: Ragazóli o sorelle d’Italia cuma i disen per televisioun, cuma stè-v? Cuma a vdî mè a sun in forma smagliante, a-i-ho fat bein a der ameint al cunséli dl’Adele, cla mê amiga vadva, ch-la g’ha anch la furtuna ed vinzer seimper a tombola. A-m sun inscréta ad un corso di ballo chi fan in polisportiva. Quand Sandroun al-l’ha imparè al m’ha dett: &#8221; chi invcéss, matéss&#8230;.&#8221;ma mè al so ch’l’è cunteint d’aver in cà ‘na balareina. Nei balli di gruppo a-n gh’ho brisa tant ghèrb, ma nel tango argentino, quand al méster al m’ha branchèe per la vétta, a-m sun sintida un sgrisor in dla scheina come quand al mê Alessandro l’è gnû ambrós in cà la préma volta! L’è inutil ster lè a cuncuner tra al lés e al frost, bisàgna deres ‘na mòssa; perchè s-l’è vera qual chi disen per T.V. che la véta la s’è slungheda e ch’a-s pol ariver a zeint an, mè a-i-ho apeina tachèe la secanda gioventù</p>
<p>SANDRONE: Ch’a srev po’ come dir la préma vciaia&#8230;..</p>
<p>SGORGHIGUELO: Basta ciacarer ed ròba vècia!! Descuram ed ròba moderna&#8230;.. A voi saluter tótt i mê amigh ch’a gh’ho su facebook. A-gh n’ho ‘na mócia ch’i -m screven da tótt al mand. Sta mò da vàdder ch’l’è la volta bouna ch’a cat l’ambrósa. Sól che quand el ragazoli el guerden al mê profil, el capesen subett chi l’è mê pèder, e i-m molen a la guaza.</p>
<p><strong>Ve’ Popà, per al tô complean, vest che è-t fe zeintquarant’an, a-t voi fer un regal speciel: a-t voi regaler al Mòdna!!!!</strong></p>
<p><strong>Mê di sold a-gh n’ho poch, come dal rest tótt chi eter chi han tentèe ed cumprerel, ma se ad Amadei a gh’a-l pegh in treintasé rati a tasso zero, cun ‘na cuveda ed cunei, ‘na vinteina d’óv e ‘na sbaruzeda ed ledàm ed cal boun, secand mè, vest l’aria ch’a tira, a cumbinam. A-n srà brisa un gran chè ma almeno cun un zabaioun a la mateina e ‘na cazadóra a la sira i noster canarein is mantinen in forma</strong>.A voi anch saluter al mê amigh Skumachèr che, dop tant’an al s’è stufèe ed ciacarer in talian, l’ha mulèe la Ferari, e l’è turnèe a còrrer in Germania&#8230;..Ciao Schumi, grazie ed tótt! A m’arcmand quand t-è in Mercedes a-n te vultèr menga indrê, perchè da st’an il tuo passato l’avrai davanti!!! E per ultem a voi dir quel a tótt i zoven ch’i-én chè in Piaza: ragaz turnèe a descarer in dialàtt, a-n ve vergugnedi menga! Al dialàtt l’è la nostra &#8220;lingua madre&#8221; e cum-a dis al proverbi: &#8220;di mamma ce n-è una sola&#8221;!!!!</p>


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		<title>Malati di Internet, dipendente il 13% degli adolescenti</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 18:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[internet addiction]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitivo comportamentale]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono in prevalenza maschi tra gli 11 e i 14 anni. Usano la rete soprattutto per il gioco d&#8217;azzardo, attività legate al sesso e per una socializzazione patologica GROSSETO &#8211; Internet crea dipendenza come l&#8217;alcol, il fumo e il gioco d&#8217;azzardo. Il 13% degli adolescenti italiani (in prevalenza maschi tra gli 11 e i 14 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong>Sono in prevalenza maschi tra gli 11 e i 14 anni. Usano la rete soprattutto per il gioco d&#8217;azzardo, attività legate al sesso e per una socializzazione patologica</strong></div>
<p><img src="http://www.dire.it/lib/getfile.php?codimmagine=6019" border="2" alt="" hspace="10" vspace="10" align="left" />GROSSETO &#8211; Internet crea dipendenza come l&#8217;alcol, il fumo e il gioco d&#8217;azzardo. Il 13% degli adolescenti italiani (in prevalenza maschi tra gli 11 e i 14 anni) e&#8217; affetto da I.A.D.</p>
<p>(Internet addiction disorder) e si ritrovano ad avere sintomi e comportamenti del tutto simili a quelli causati dalle sostanze psicoattive. E&#8217; quanto emerso dal convegno &#8220;Naufraghi nella rete. Adolescenti e abusi mediatici&#8221;, tenuto a Grosseto e organizzato da U.F. Dipendenze area grossetana in collaborazione con Cesvot e associazione Ofelia, per puntare i riflettori sull&#8217;allarme sociale provocato da questa nuova patologia fortemente in crescita in tutto il mondo occidentale.</p>
<p><strong>LE GIOVANI DONNE CERCANO RIFUGIO NEL CIBO E I GIOVANI UOMINI NEL COMPUTER</strong>. In una societa&#8217; sempre piu&#8217; complessa e fagocitante in cui ogni giorno le esperienze e le conoscenze si amplificano, dove i media presentano continuamente nuovi modelli di riferimento, valori e stili di vita alternativi, ecco che emerge negli adolescenti un senso di incertezza, di smarrimento e la necessita&#8217; di trovare il proprio posto. <span id="more-394"></span>Secondo Luca Vallario, psicologo, psicoterapeuta e autore del libro &#8216;Naufraghi nella rete. Adolescenti e abusi mediatici&#8217;, da cui deriva il nome del convegno, &#8220;il mondo virtuale propone copie del reale indolori e comode e crea una scorciatoia priva del pedaggio problematico e sofferto dell&#8217;adolescenza&#8221;. Da qui nasce l&#8217;abuso di internet che secondo recenti stime riguarderebbe il 13% dei giovani. Una cifra importante se si considera che i ragazzi coinvolti in disturbi del comportamento alimentare, fenomeno che riguarda soprattutto il mondo femminile, sono circa il 10%. Continua Vallario: &#8220;In letteratura si tende a considerare come patologica la soglia delle 36 ore settimanali ma occorrerebbe fare uno studio piu&#8217; approfondito per stimare non solo la quantita&#8217; ma anche la qualita&#8217; del tempo passato on-line. Molti navigano per lavoro o per studio, altri per giocare, socializzare o mantenere i contatti con gli amici. I giovani dipendenti da internet lo usano soprattutto per il gioco d&#8217;azzardo, attivita&#8217; legate al sesso e per una socializzazione patologica. Il convegno non vuole essere una crociata contro la rete ma un evento per promuoverne un uso critico e consapevole. Gli adolescenti affetti dall&#8217;Internet addiction disorder sono giovani che hanno perso il rapporto con la realta&#8217; e la migliore terapia possibile e&#8217; un approccio integrato tra medici e psicologi per riannodare questo legame perduto&#8221;.</p>
<p>Per il 2012 e&#8217; prevista l&#8217;uscita della quinta edizione del Dsm (Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders), uno degli strumenti piu&#8217; utilizzati per la diagnosi dei disturbi mentali al punto che e&#8217; noto anche come la &#8216;Bibbia di Psichiatria&#8217;. Lo Iad non era presente nell&#8217;ultima edizione &#8211; risalente al 2000 &#8211; ma con tutta probabilita&#8217; sara&#8217; annoverato tra le patologie della prossima pubblicazione entrando a tutti gli effetti nella lista dei nuovi disturbi del nostro secolo.</p>
<p>da A<a href="http://www.dire.it/DIRE-WELFARE/internet_il.php?c=29366&amp;m=10&amp;l=it">genzia DIRE</a></p>


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		<title>LE ITALIANE SI PIACCIONO, MA LA PASSIONE LANGUE</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 18:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[DISTURBI DEL CICLO I VERI NEMICI DELLA COPPIA. (DIRE &#8211; Notiziario Sanita&#8217;) Roma, 5 mar. &#8211; Le italiane si amano, ma la passione spesso langue. I nemici della coppia, oltre a stress e routine,sembrano essere i disturbi del ciclo. E&#8217; quanto emerge dal sondaggio promosso su 600 italiane dalla International Society of Gynecological Endocrinology, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong>DISTURBI DEL CICLO I VERI NEMICI DELLA COPPIA.</strong></div>
<div><a href="http://www.direnews.it/newsletter_sanita/anno/2010/marzo/05/?news=06">(DIRE &#8211; Notiziario Sanita&#8217;)</a> Roma, 5 mar. &#8211; Le italiane si amano, ma la passione spesso langue. I nemici della coppia, oltre a stress e routine,sembrano essere i disturbi del ciclo. E&#8217; quanto emerge dal sondaggio promosso su 600 italiane dalla International Society of Gynecological Endocrinology, che da ieri al 7 marzo tiene a Firenze il suo quattordicesimo Congresso mondiale.</div>
<p><a title="sesso" rel="lightbox[pics396]" href="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/03/sesso.jpg"><img class="attachment wp-att-398 centered alignright" src="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/03/sesso.thumbnail.jpg" alt="sesso" width="200" height="133" /></a></p>
<p>Secondo i dati della ricerca, 7 donne su 10 considerano attraenti e vedono nel seno e nelle labbra i propri punti di forza, mentre bocciano fondo schiena e gambe. Per una su due dolcezza e ironia scatenano la libido. La passione, pero&#8217;, e&#8217; penalizzata non tanto da stress e routine, che incidono rispettivamente solo per l&#8217;11% e il 17%, quanto dai disturbi del ciclo. Cefalea (57%), flussi abbondanti o prolungati (45%) e dolori mestruali (41%), sono i principali nemici del desiderio e del benessere femminile. Una su tre li ritiene irrisolvibili, perche&#8217; connaturati all&#8217;essere donna, mentre il 20% ha tentato di porvi rimedio ma ancora non c&#8217;e&#8217; riuscita. &#8220;I risultati dimostrano che per la maggioranza delle italiane il calo del desiderio e&#8217; determinato da disturbi biologici piu&#8217; che da motivazioni psicologiche &#8211; commenta Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell&#8217;ospedale San Raffaele Resnati di Milano &#8211; Ecco perche&#8217; un&#8217;adeguata scelta contraccettiva a base di estradiolo e dienogest, specifica per risolvere i disturbi correlati alle fluttuazioni degli estrogeni, puo&#8217; rivelarsi la migliore alleata dell&#8217;intesa di coppia.<span id="more-396"></span>&#8221; Il sondaggio &#8220;Come vivi il tuo essere donna&#8221; e&#8217; stato condotto in 3 citta&#8217; (Roma, Milano e Firenze) nel febbraio 2010, con l&#8217;obiettivo di valutare l&#8217;impatto di alcune caratteristiche peculiari della femminilita&#8217; sulla salute e il benessere. Le donne apprezzano di se&#8217; soprattutto il senso materno (82%), la sensibilita&#8217; (61%) e la dolcezza (54%) ma rinuncerebbero volentieri a cefalea (62%), sbalzi ormonali (55%) e mestruazioni, specie se abbondanti (45%).</p>
<p>&#8220;I disturbi legati alle variazioni dei livelli ormonali hanno una ricaduta notevole sulla qualita&#8217; di vita, ostacolano i rapporti sociali e di coppia (per il 55% delle intervistate), rendono stanche ed irritabili (48%) oltre ovviamente al dolore vero e proprio (37%) &#8211; spiega la Rossella Nappi, ginecologa alla Clinica ostetrica e ginecologica dell&#8217;Universita&#8217; di Pavia &#8211; La formulazione di Klaira (la prima pillola anticoncezionale a base di estrogeno naturale), con una pausa breve, assicura una stabilita&#8217; di questi livelli nei giorni del ciclo e una minor probabilita&#8217; che si verifichi il mal di testa, soprattutto quando si ottiene una concomitante significativa riduzione della quantita&#8217; di flusso&#8221;.</p>


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		<title>Anche Santoro ci delude. Morgan ad Annozero.</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 16:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Pia Bagnato Bulgarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ho già scritto, credo che vi sia una grande distorsione mediatica nel nostro tempo. Non so se sia voluta.  A me pare quantomeno bizzarra la modalità con la quale vengono date le informazioni, sia l&#8217;informazione sull&#8217;influenza H1N1 sia l&#8217;informazione &#8211; per la quale noto maggiormente la leggerezza e la scorrettezza &#8211; sulla depressione. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; color: #02160c; font-size: xx-small;"><span style="font-size: x-small;"><a title="Michele Santoro" href="http://r20.rs6.net/tn.jsp?et=1103106203102&amp;s=596&amp;e=001cpb4l0D5EOmlbhB5cYUgkkkLlj-v6tqOliiDlJplnDu0tddPC8Y309XnilvtKltMbgYHS2GFFy6WE1XzOTmKjzWOeiw0XjAdlF6nBYHYcTR6uhrq0beE8AWSN1a4vmeEnvfxCAmQbB_M394ldqcbJB7I54-WzUH9bLTDmpARMlEowZPxIJ2M_g==" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 0px;" title="Michele Santoro" src="http://ih.constantcontact.com/fs012/1101686122068/img/70.jpg" border="0" alt="Lettera a Santoro" width="200" height="150" /></a></span></span></p>
<p>Come ho già scritto, credo che vi sia una grande distorsione mediatica nel nostro tempo. Non so se sia voluta.  A me pare quantomeno bizzarra la modalità con la quale vengono date le informazioni, sia l&#8217;informazione sull&#8217;influenza H1N1 sia l&#8217;informazione &#8211; per la quale noto maggiormente la leggerezza e la scorrettezza &#8211; sulla depressione. In Italia ci sono brassimi psicoterapeuti e psichiatri che curano la depressione e alcuni di loro sono stati invitati da Vespa e in altre trasmissioni. Mi domando perchè dobbiamo proseguire ad ascoltare Morgan che stra-parla di depressione&#8230; Mi chiedo a chi giova? e molti di voi avranno già ipotesi del perchè e intuiranno velocemente &#8220;a chi giova&#8221;. Perchè allora non chiediamo alla Rai e a Mediaset di &#8220;spegnere&#8221; questo filone di televisione che a nulla serve&#8217;?  E&#8217; già difficile la cura della depressione senza aggiungere una informazione scorretta e &#8220;dirottare&#8221; le persone che soffrono di depressione a fare uso di cocaina&#8230; Di seguito pubblico un articolo dell&#8217;Associazione Italiana Psichiatri che porta una riflessione su questo tema.<span id="more-386"></span></p>
<p><a href="http://www.aipsimed.org/articolo/morgan-ad-annozero-offende-chi-soffre"><strong>da AIPSI </strong></a>- Ormai è noto che la tv non solo si occupa raramente di psichiatria, ma quando lo fa produce un pessimo servizio. L&#8217;unica cosa che sa fare &#8220;bene&#8221; è parlare di un tema così delicato attraverso i talk show e soliti personaggi. La televisione dovrebbe invece andare dai protagonisti della realtà, piuttosto che tentare di far entrare la realtà nello spazio angusto e virtuale dello studio televisivo, dove la complessità del reale viene ridotta a ridondanti passerelle di opinioni.<br />
Anche Michele Santoro, che mai si è occupato di psichiatria nella sua attività di giornalista, non sfugge a questa regola: in fondo la salute mentale non fa ascolti e politicamente non rende.<br />
Questa volta però, invitando Morgan ad Annozero, Santoro ha toccato suo malgrado l&#8217;argomento psichiatria, producendo solo danni alle tante persone che soffrono, come dimostra la lettera che riporto più sotto inviata da un paziente all&#8217;ASPID.<br />
Si è infatti parlato di depressione, psicofarmaci, droghe, argomenti seri, con grande superficialità, ma, soprattutto, senza dare la parola a un esperto, a un medico, a un paziente che fossero presenti in studio.<br />
Questa è davvero una pessima televisione, una tv che non piace più nemmeno ai vecchi fan di Michele Santoro.<br />
C&#8217;è bisogno di inchiesta sulla psichiatria in Italia, inchiesta che ormai non si fa da oltre 30 anni.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
Morgan ad Annozero offende chi soffre.  Lettera aperta di un paziente ai medici e a Santoro</strong></span><br />
Vi scrivo in merito al polverone che ieri sera ha scatenato il caso Morgan da Santoro. Chi vi scrive è uscito, grazie all&#8217;aiuto di voi psichiatri, da un terribile momento della vita: il DOC (disturbo ossessivo compulsivo, n.d.r.). Quando ieri sera ho dovuto ascoltare delle frasi deliranti come: &#8220;non so se la cocaina faccia più o meno male dello Xanax o del Tavor, questo non lo so&#8221; ho veramente sperato che in mezzo al pubblico ci fosse qualche medico che prendesse la parola, ma così non è stato. Ieri sera è stato amplificato il concetto della cocaina come antidepressivo. Non sono un medico, ma conosco quei medicinali che mi hanno ridato una vita. So che agiscono lentamente è che all&#8217;inizio anche prendendoli SEMBRA che nulla cambi. Fortunatamente non ho mai assunto cocaina ma immagino che nel breve periodo gli effetti positivi siano ben superiori a quelli dei medicinali, prima ovviamente che la vita di una persona venga rovinata. Quello a cui pensavo ieri sera era la sofferenza di una persona che ha appena iniziato a combattere una depressione, un disturbo ossessivo compulsivo, un disturbo bipolare. Da un lato qualcuno si è sentito offeso, sentendosi dare in sostanza del drogato, e quasi invitato ad abbandonare quei farmaci. Dall&#8217;altro invece temo che qualcuno provi la scorciatoia proposta da Morgan. Penso che sia doveroso che gli organi competenti facciano un&#8217;adeguata campagna di controinformazione. La società lo deve da un lato al vostro impegnativo lavoro di ridare un sorriso alla gente e dall&#8217;altro a chi soffre combattendo demoni che nascono dentro di lui. Grazie per l&#8217;attenzione &#8211; M.D.Z.</p>


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		<title>Morgan e San Remo… Non se ne può più.</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 18:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Pia Bagnato Bulgarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono certa che Morgan non sia il solo cantante che fa uso di cocaina e sono certa che non sia il solo che ha detto di usarla a un giornalista. Mi domando come mai tutto questo sia accaduto a pochi giorni dall’apertura del Festival di San Remo. E dunque non se ne può più nemmeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="morgan" rel="lightbox[pics372]" href="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/02/morgan.jpg"><img class="attachment wp-att-374 alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/02/morgan.jpg" alt="morgan" width="120" height="120" /></a>Sono certa che Morgan non sia il solo cantante che fa uso di cocaina e sono certa che non sia il solo che ha detto di usarla a un giornalista. Mi domando come mai tutto questo sia accaduto a pochi giorni dall’apertura del Festival di San Remo.</p>
<p>E dunque non se ne può più nemmeno di queste ipocrisie e falsi scoop. Che fastidio e anche un po’ di noia! Non solo perché <em>non credo alle coincidenze</em> e non credo che a Morgan manchino consulenti e professionisti che possano – semmai lui fosse distratto – indicargli cosa e come dire di sé a un giornalista… Fastidio soprattutto che si s-parli di Depressione in questo “malo modo”.</p>
<p>L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), riferisce che il &#8220;male di vivere&#8221; si appresta a diventare una delle malattie più pericolose del ventunesimo secolo. <strong>La depressione infatti fa oltre 150 milioni di &#8220;vittime&#8221; al mondo e, dal quarto posto attuale, passerà al secondo nel 2020</strong> tra le malattie che provocano maggiore <strong>disabilità</strong> e giorni persi di lavoro. Più del diabete, dell&#8217;ipertensione, dell&#8217;artrite. Ora stiamo parlando di Depressione. <span id="more-372"></span>Una malattia con sintomi devastanti e invalidanti: <em>umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto (per es., si sente triste o vuoto) o come osservato dagli altri (per es., appare lamentoso), marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (come riportato dal soggetto o come osservato dagli altri), significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso (per es., un cambiamento superiore al 5% del peso corporeo in un mese) oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi ogni giorno; insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno; agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno;<em><a title="depressione2" rel="lightbox[pics372]" href="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/02/depressione2.jpg"><img class="attachment wp-att-380 centered alignright" style="margin: 10px;" src="http://www.psicoterapia-er.it/wp-content/uploads/2010/02/depressione2.jpg" alt="depressione2" width="300" height="366" /></a></em></em></p>
<p><em>faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno; sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati (che possono essere deliranti), quasi ogni giorno (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per essere ammalato); ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione, quasi ogni giorno (come impressione soggettiva o osservata dagli altri); pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o l’ideazione di un piano specifico per commettere suicidio)</em><a href="#sdendnote1sym"><sup>i</sup></a>.</p>
<p>Stiamo parlando di 150 milioni di vittime, stiamo parlando di persone che “migrano” da uno specialista all’altro da un farmaco all’altro, stiamo parlando di frequenti ricadute… di una Comunità Scientifica che ogni giorno lavora con professionalità e serietà per affrontare ed evitare la previsione dell’OMS di cui sopra.</p>
<p>Perciò, per cortesia, un po’ di rispetto. Morgan dice al pubblico di Vespa, a Porta a Porta che una clinica in Svizzera lo ha sedato con delle benzodiazepine (psicofarmaci), non sappiamo che terapia seguano in quella Clinica, ma mi domando se possiamo credere che Morgan sia capitato lì senza nessuna indicazione medica. Sono portata a credere invece che sia stato inviato a una prestigiosa clinica con certificazioni di esito e trattamenti sperimentati da luminari e specialisti che lui ha contattato. E se non è così, se nemmeno lui è in grado di usufruire del meglio, cosa dobbiamo pensare della popolazione che soffre di questa malattia e che certamente non ha le possibilità economiche e le conoscenze di Morgan?</p>
<p>Vero è che anche M. Jackson pare sia stato vittima di ‘eccessive cure’… ma non vi pare che stiamo parlando di altro? Non vi pare che forse la diagnosi di depressione sia un problema di Morgan e per questo certo deve essere aiutato (ma anche gli altri 150 milioni di individui), ma che vi sia probabilmente anche altro?</p>
<p>Quindi tentiamo di riportare le discussioni al loro posto:</p>
<p><em>San Remo dovrebbe parlare di musica e possibilmente proporre buona musica;</em></p>
<p><em>I cantanti dovrebbero fare buona musica e non parlare delle terapie della depressione; </em></p>
<p><em>I giornalisti, sarebbe auspicabile che scrivessero pezzi interessanti e non corressero dietro a ciò che fa più ‘rumore’;</em></p>
<p><em>La politica dovrebbe ripensare alla polis e non al potere;</em></p>
<p><em>I professionisti della salute dovrebbero avere come obiettivo la salute dei pazienti come persone nella loro complessità, non solo la malattia astratta dalla loro vita, dalle loro emozioni;</em></p>
<p>Ma, se San Remo avesse da raccontare una buona musica non sentiremmo parlare di depressione da Morgan e, solo 12 mesi fa, di gay da Povia, altro inutile e fastidioso rumore su una canzone.</p>
<p>Se i giornalisti riprendessero a scrivere cose interessanti e a fare inchieste, capiremmo meglio cosa sta accadendo al nostro Paese e nel mondo. Se la politica avesse più cura del bene sociale non saremmo vittime del potere e delle frustrazioni di chi lo rincorre perdendo di vista l’obiettivo del benessere della comunità. Se i professionisti della salute fossero più attenti alle persone considerando le loro vite e le loro emozioni assieme alle patologie, ascoltando le richieste, sono certa che avremo più guarigioni e maggiore benessere.</p>
<p>Alcuni di questi <em>desiderata</em> sono quasi utopie, ma riportando la riflessione a Morgan e a San Remo, l’obiettivo mi pare ragionevole e anche un po’ banale.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Da VITA non profit magazine</strong></span></p>
<p><strong>Morgan, la droga di San Remo </strong></p>
<p><a href="http://www.vita.it"><em>L&#8217;Italia insorge e si appassiona al caso del cantante dei Blu Vertigo </em></a></p>
<p>Morgan canterà a Sanremo? E’ questo oggi il rovello degli italiani, dopo l’esclusione del cantante dei Blu Vertigo, determinata dalla sua intervista con outing sull’uso di cocaina in funzione antidepressiva. Pagine sui giornali, commenti, parole grosse: “cattivi maestri”, “ipocriti”… <strong><span style="text-decoration: underline;">Ecco la nostra selezione.</span></strong></p>
<p>“Sanremo, no a Morgan” è il titolo del richiamo in prima pagina del <strong>CORRIERE DELLA SERA</strong>. All’interno al caso sono riservate due pagine, la 28 e la 29. “Morgan escluso da Sanremo ed è polemica (anche) politica”: «La smentita dell’intervista a Max, in cuicantante confessava di fare uso quotidiano e regolare di crack non ha convinto i vertici Rai…Il 16 febbraio Morgan non sarà sul palco dell’Ariston. A meno che…In serata infatti Masi e Mazza sono parsi possibilisti su una riapertura nel caso Morgan si penta davvero». Sull’esclusione la politica si divide: da una parte chi la ritiene doverosa, come Gasparri, La Russa e Giovanardi, dall’altra che pensa sia una scelta ipocrita. Fra questi Claudia Mori e i radicali. Intanto però è partita la gara per averlo in trasmissione. Se lo contendono Bruno Vespa, in onda stasera, Giletti e la Ventura. Il CORRIERE poi riprende il confronto fra Morgan e il ministro Meloni trasmesso da Radio Gioventù in cui il cantante ha detto di «non essere mai andato in onda sotto l’effetto di alterazione mentale: articolare discorsi davanti a una telecamera non sarebbe possibile…Purtroppo a volte uso un linguaggio esuberante e stravagante, tuttavia questo non vuol dire che io abbia fatto l’apologia della droga». “Macchè bello e dannato, quella è fantasia” è invece il titolo del ritratto di Morgan così come lo vede l’amico Sergio Carnevale, anche lui dei Bluvertigo: «Marco (Morgan, ndr) ha fatto di se stesso una specie di show. Ricordo un sacco di feste dove bastava un pianoforte a metterlo in moto. È un jukebox vivente. Ha una voracità pazzesca nel fare le cose. Per dire: per lui le vacanze sono una perdita di tempo». Nessun segreto particolare emerge dall’intervista. Spiega Carnevale: «Bisogna guardarsi dagli amici che appena vedono una telecamera o un taccuino si mettono a spifferare confidenze». <strong>LA REPUBBLICA </strong>che apre sul voto alla Camera (&#8220;Sì al legittimo impedimento&#8221;) dedica a Morgan un richiamo in prima, due pagine interne (44 e 45) e un commento. Comincia Carlo Moretti che in &#8220;Morgan fuori dal festival&#8221; annuncia il previsto pentimento in diretta tv del cantante: andrà da Bruno Vespa e farà autocritica per riconquistare il trapuntino a Sanremo. In realtà sottolinea il cronista Morgan aveva parlato della cocaina come di una personalissima cura contro la depressione. Ieri ha detto: «le cure sono già iniziate, due anni fa in Inghilterra. Sono ancora all&#8217;inizio del mio percorso di recupero dalla tossicodipendenza, ma voglio farcela prima di tutto per mia figlia, poi per la musica che è la parte migliore di me, Ho commesso un errore ma non penso di aver infranto il regolamento di Sanremo». Gli ha risposto in diretta tv il ministro Meloni: «hai la grande opportunità di passare dall&#8217;essere un cattivo maestro all&#8217;essere un esempio positivo per tutti coloro che ti ammirano». Nel frattempo Masi aveva annunciato che Morgan non potrà andare a Sanremo a meno che&#8230;. «Siamo aperti al perdono e seguiremo con attenzione un ravvedimento autentico e non strumentale». Per il quale ovviamente Vespa stava già lavorando. L&#8217;avessero chiesto ad un autore televisivo o a uno sceneggiatore di fiction, non avrebbero saputo fare meglio &#8211; chiosa il cronista che nella pagina accanto intervista proprio Morgan: «L&#8217;esclusione non mi annienterà. Ho resistito a momenti ben più difficili&#8230; Quello che mi fa soffrire è il travisamento della verità. Avevo riposto fiducia in un ragazzo, un fan che si è presentato a casa mia per l&#8217;intervista&#8230; le pare che possa pubblicamente dire che la droga fa bene? Ho una figlia, mi rendo conto anche io delle responsabilità e delle conseguenze che le mie parole potrebbero avere&#8230;. Ho fatto uso della droga ma non la considero una cura». In taglio basso intervistina a Nino D&#8217;Angelo: «Una persona malata va aiutata non squalificata». Il commento è di Francesco Merlo: &#8220;Il falso maledetto&#8221;: fosse stato un vero maledetto non andrebbe da Vespa a ritrattare, il capo cosparso di cenere, a mettere in piazza il suo malessere di fronte a un popolo di politici, cantanti, uomini Rai ciascuno dei quali ha suggerito una ricetta. «Quello che si dice è peggio di quel che si inala. Va ricordato che l&#8217;Italia è diventato il primo paese d&#8217;Europa nel consumo di droga&#8230;. questi sciacalletti del marketing sanremese dovrebbero evitare di scherzare con la sofferenza dei ragazzi come Cucchi che fu ammazzato di botte, e dei giovani detenuti, non degli habitues della televisione ma degli esclusi». Morgan, ovvero il “fumatore di cocaina” come lo definisce <strong>IL GIORNALE </strong>che in copertina afferma “Giusto cacciare Morgan da Sanremo”, scrive Massimo De Manzoni «non perché è un drogato, ma perché ha fatto l’apologia della droga. E per di più l’ha fatto dopo che con il programma X factor si è ritagliato un ruolo diverso da quello di artista maledetto. Volente o non volente quella trasmissione rivolta ad un pubblico giovanile l’ha trasformato in un piccolo maestro mediatico. Certe parole pronunciate da una sorta di ex cathedra mediatico acquistano un fascino particolare e in questo caso nocivo». De Manzoni, qualche riga prima di questa conclusione, spiegava: «Qui non s’intende fare della demagogia d’accatto e pertanto diciamo subito che la proposta di fare il test anti-droga a tutti gli artisti che saliranno sul palco dell’Ariston è una solenne sciocchezza (non a caso, l’idea è sostenuta dai giovani comunisti e dall’onorevole Alessandra Mussolini). Né vogliamo fare gli ipocriti: sappiamo perfettamente che una percentuale non quantificabile statisticamente assai rilevante di chi si esibirà al Festival fa uso di sostanze stupefacenti come e più dell’ex cantante dei Blu Vertigo. Ma il problema non sta nei comportamenti privati degli artisti, sta negli insegnamenti pubblici e qui avendo viso da vicino le devastazioni della droga un pizzico di moralismo sia d’obbligo». <strong>IL MANIFESTO</strong>: «Il crack di Morgan a Sanremo» è il titolo del richiamo a piede della prima pagina che ha come occhiello “Proibizionismo”. Al caso Morgan anche il commento di Marco Boccitto «Matto da (s)legare» che inizia in prima e prosegue nelle due pagine che IL MANIFESTO dedica al caso. «Il caso Morgan dimostra quanto stonato sia il paese del belcanto. Un divo pop che è spesso in tv, presunto drogato, racconta con straordinaria lucidità momenti delicati della sua esistenza. Un intero sistema, presunto nemico della droga, gli rovescia addosso con allucinata ferocia tutto il suo biasimo (&#8230;)». Nel pezzo principale «Il grande crack di Morgan» Stefano Crippa sull’esclusione dal Festival osserva «(&#8230;) Va bene la strategia degli scandali montati ad arte, di cui il festival fa collezione da tempo immemorabile pur di tenere desta l’attenzione, Povia e il suo Luca era gay è di appena dodici mesi fa, purché rispettino uno straccio di sceneggiatura. Il fatto è che Marco Castoldi alias Morgan, è andato – secondo i vertici Rai, troppo oltre (&#8230;)». Un ulteriore articolo affronta invece lo stile del cantante «(&#8230;) Dal neofuturismo dei Blu Vertigo al neoretrò di Italian Songbook vol. 1 ci passa un’epoca intera. Rifiutare l’orrore della cultura pop nazionale di oggi è un gesto culturale forte, sottilmente politico. Pretendere di farlo a X factor, magari, è un doppio salto mortale, uno sporco lavoro. Ma qualcuno doveva pur farlo. Purché gli scagnozzi di Berlusconi non prevalgano», chiude la sua analisi dello stile Morgan Alberto Piccinini. Anche il <strong>SOLE 24 ORE </strong>non si sottrae e dice la sua sul caso Morgan, con un commento di Davide Rondoni dal titolo “Le prime pietre” scagliate a Morgan: «Siamo un popolo di depressi rappresentati da divi e semidivi depressi? O forse gli italiani si sono depressi a furia di voler somigliare ai divi che gli vengono proposti di continuo? Insomma, la prima bastardata di questa vicenda è che la depressione invece d&#8217;esser trattata con delicatezza e attenzione viene sparata in mezzo a paccottiglia tipo lustrini di Sanremo e di isole di chissà chi. La depressione è una faccenda seria. È un male che quando è reale rischia di far perdere alla gente lavoro e affetti, mica una comparsata tv. Il secondo motivo di bastardata della faccenda è che la droga, come ben sapeva Baudelaire, è ciò che ammala la libertà, e dunque, è il contrario della &#8220;cura&#8221; della depressione. È un analgesico, non una soluzione. Almeno il mio amico Morgan è stato sincero (&#8230;) . Tutto questo parlare di depressione serve benissimo a parlare del vero ospite che non vogliamo guardare negli occhi: l&#8217;errore, il nostro errore. Imputandolo a una specie di malattia dai confini incerti, ci &#8220;droghiamo&#8221;, ci togliamo per un po&#8217; il dolore. Ed evitiamo di guardare il reale. La parola depressione è essa stessa ormai una droga che usiamo per evadere da noi stessi e dalla fatica della libertà. Servisse a parlare di nuovo di libertà, questa polemica futile. Sarebbe un segno che ci sono ancora uomini liberi in questo paese. Che non si affidano né al successo né alla droga. E che non hanno paura di guardare in faccia i propri o gli altrui errori. Sarebbe segno che c&#8217;è in questo paese una pasta d&#8217;uomini che non oscilla tra depressione ed euforia, tra luci della ribalta effimera e buio della depressione. Uomini che conoscono il dolore e la gioia. Che sono ben altro dalle loro troppo usate maschere di successo e cosiddetta depressione». “Morgan via dal festival. «Non avevamo scelta»”: su <strong>AVVENIRE </strong>la vicenda è a pagina 8. L’articolo dice che «Morgan ha sbagliato e deve pagare», «ma attorno a questa delicata vicenda si sta scatenando un polverone che rischia di non essere utile alla vera causa», e che tutto si trasformi in uno «spettacolo stile arena finendo solo per aiutare l’auditel». Una critica in particolare va alla puntata di Porta a Porta: «più che redimersi Morgan doveva teleredimersi». Masi intanto apre lo spiraglio, dicendo che da Morgan la Rai si aspetta un gesto clamoroso: «sarà così, vedrete, Morgan novello figliol prodigo verrà riammesso al Festival dalla generosa Rai. E tutta questa vicenda resterà purtroppo solo una bufera mediatica. Di spalla un’intervista a don Antonio Mazzi, per cui Morgan è «un vero balordo», evidentemente «in doppia diagnosi», che «ha banalizzato tutto in maniera impressionante»: ora «urge prendere subito delle decisioni drastiche per salvare i nostri ragazzi e lo stesso Morgan». “Morgan e l’elogio dell’ipocrisia” è il titolo di un editoriale de <strong>LA STAMPA </strong>in prima pagina firmato da Michele Brambilla. «Tutti coloro che hanno contestato l’esclusione di Morgan da Sanremo hanno fatto ricorso a questo vocabolo-totem, uno dei più gettonati per ridurre al silenzio chiunque si azzardi a evidenziare un comportamento sbagliato (gli altri sono “moralismo” e “perbenismo”). Di “ipocrisia” ha parlato Claudia Mori. Di “ipocrisia proibizionista” i radicali Michele De Lucia e Andrea De Angelis. Di “festival dell’ipocrisia” Mario Adinolfi del Pd». Il vocabolo era il più ricorrente nei lanci delle agenzie di ieri, scrive l’editorialista. L’argomentazione è la seguente: si drogano tutti, nel mondo dello spettacolo e perfino in parlamento, perché prendersela con uno dei pochi che ha l’onestà di ammetterlo? Ma a questa stregua si potrebbe sostenere che, siccome tutti evadono le tasse, è “ipocrisia” punire l’evasore che viene scoperto; siccome ci sono legioni di ladri sarebbe ipocrita arrestare quelli che vengono beccati con le mani nel sacco, e così via. «Ci pare un moralismo al contrario» scrive l’editorialista de LA STAMPA, «per il quale è sufficiente dire urbi et orbi che si fa una cosa sbagliata per passarla liscia, anzi per guadagnarsi una medaglia».</p>
<p><a href="#sdendnote1anc">i</a>Estratto dal DSMIV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV revisione).</p>


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		<title>Le nuove emozioni universali che dominano l&#8217;essere umano</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 15:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Pia Bagnato Bulgarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[da Repubblica &#8211; Scienze Secondo i ricercatori interpellati dalla rivista New Scientist, ispirazione, curiosità, orgoglio, gratitudine e confusione si sono aggiunte alle &#8220;classiche&#8221; gioia, tristezza, rabbia, paura, sorpresa e disgustodi GIULIA BELARDELLI // PER CIRCA mezzo secolo, gli psicologi hanno concentrato i loro studi sulle emozioni dominanti del genere umano, quegli stati d&#8217;animo visibili dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><!-- inizio TITOLO --><!-- fine TITOLO --></h1>
<h3><a href="http://www.repubblica.it/scienze/2010/01/15/news/nuove_emozioni_universali-1957244/">da Repubblica &#8211; Scienze</a></h3>
<h3>Secondo i ricercatori interpellati dalla rivista <em>New Scientist</em>, ispirazione, curiosità, orgoglio, gratitudine e confusione si sono aggiunte alle &#8220;classiche&#8221; gioia, tristezza, rabbia, paura, sorpresa e disgusto<!-- inizio FIRMA --><em>di GIULIA BELARDELLI</em><!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO --></h3>
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<div id="testo"><!-- inizio TESTO --> PER CIRCA mezzo secolo, gli psicologi hanno concentrato i loro studi sulle emozioni dominanti del genere umano, quegli stati d&#8217;animo visibili dal volto che possono essere considerati universali. Il risultato di cotante ricerche si può riassumere nella formula delle &#8220;Big Six&#8221;: le grandi sei Emozioni che, dalla Siberia alle Ande, fanno battere il cuore a tutti gli uomini. Della lista fanno parte gioia, tristezza, rabbia, paura, sorpresa e disgusto. Ora, però, questo elenco potrebbe essere destinato a crescere. Ne è convinta la rivista britannica New Scientist, che ha deciso di fare il punto sulle ricerche volte a trovare le nuove super emozioni del presente. Secondo la prestigiosa rivista scientifica, infatti, ogni epoca ha i suoi stati d&#8217;animo. E se per la modernità questi potevano essere l&#8217;avarizia, l&#8217;imbarazzo, la noia, la depressione, la gelosia e l&#8217;amore, ecco che nella nostra epoca spuntano nuovi candidati, come l&#8217;ispirazione, la curiosità, la gratitudine, l&#8217;orgoglio ma, soprattutto, la confusione. Vediamo nel dettaglio perché.</div>
<div>
<strong>Sentirsi ispirati.</strong> In inglese, la prima emozione candidata al titolo di universale è chiamata &#8220;elevation&#8221;, o &#8220;uplifting emotion&#8221;. Con questi termini gli scienziati si riferiscono a quel sentimento di ispirazione che ci fa avere fiducia in noi stessi e negli altri, che ci fa credere in qualcosa e sentire parte di un progetto. Come esempio, New Scientist riporta un passo del discorso che il presidente americano Barack Obama ha pronunciato al momento del suo insediamento alla Casa Bianca.</p>
<p>&#8220;Ecco  -  spiega Jonathan Haidt dell&#8217;Università della Virginia  -  l&#8217;ispirazione è proprio ciò che hanno sentito i sostenitori di Obama in quel momento: un sentimento positivo, incoraggiante, edificante&#8221;. Secondo gli scienziati, si tratta di un sentimento universale, che nel nostro organismo si manifesta con la produzione di uno specifico ormone. Manca ancora un&#8217;espressione facciale caratteristica, anche se i ricercatori concordano su un generico addolcimento dei tratti somatici e un movimento delle sopracciglia verso l&#8217;alto. <span id="more-360"></span></p>
<div id="adv180x150m"><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --> <!--script language="javascript" type="text/javascript">OAS_RICH(&#8216;Middle&#8217;);</script--> <script src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"></script><script src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/scienze/interna/1999875547@Middle"></script></div>
<p><strong><em>C come curiosità.</em></strong> Un&#8217;altra emozione che, secondo numerosi psicologi, merita di aggiungersi alle &#8220;Big Six&#8221; è l&#8217;attitudine alla curiosità. Ne è convinto Paul Silvia, docente di psicologia alla University of North Carolina a Greensboro (Stati Uniti), secondo il quale &#8220;la curiosità è fondamentale per la specie perché motiva la gente a imparare&#8221;. Il bello, spiega Silvia, &#8220;sta nella gratuità di questo sentimento: al giorno d&#8217;oggi le persone desiderano accrescere le loro conoscenze anche senza un movente specifico. Non lo fanno per soldi, per superare un esame o per salvarsi la vita: lo fanno semplicemente per il gusto di sapere e l&#8217;interesse verso il mondo&#8221;.</p>
<p>Sul piano comportamentale, questo sentimento si manifesta con gli stessi tratti in tutti gli esseri umani: la testa leggermente piegata da un lato, la velocità del discorso che aumenta e i muscoli della fronte e degli occhi in tensione. Ma c&#8217;è dell&#8217;altro: per gli psicologi, infatti, la curiosità è diventata sempre più importante per l&#8217;uomo contemporaneo in quanto lo aiuta a controbilanciare sentimenti negativi come l&#8217;ansia e la paura.</p>
<div><img class="alignright" style="border: 20px solid black;" src="http://www.repubblica.it/scienze/2010/01/15/news/nuove_emozioni_universali-1957244/images/000411541-f0eeffff-3a7e-46eb-b448-33c01156d034.jpg" alt="" width="230" height="321" /></div>
<p><strong>L&#8217;emozione con due facce: l&#8217;orgoglio.</strong> Con i suoi lati più o meno positivi, l&#8217;orgoglio è il terzo sentimento al centro delle attenzioni degli scienziati. &#8220;L&#8217;emozione con due facce&#8221;, come la definisce New Scientist. Se da un lato, infatti, l&#8217;orgoglio accresce l&#8217;autostima individuale e l&#8217;attitudine al risultato, dall&#8217;altro tende spesso a confondersi con l&#8217;arroganza e l&#8217;eccessiva sicurezza di sé, al punto da essere elencato tra i sette peccati capitali.</p>
<p>Per Jessica Tracy della University of British Columbia di Vancouver, in Canada, la dimostrazione che l&#8217;orgoglio sia trasversale a tutti i popoli è data dalla riconoscibilità con cui questo sentimento si manifesta all&#8217;esterno. In questo caso, l&#8217;espressione facciale non è poi così determinante, visto che tutto si gioca a livello del corpo. &#8220;Quando proviamo orgoglio &#8211; spiega Tracy &#8211; tutti noi assumiamo inconsapevolmente la stessa postura: testa un po&#8217; all&#8217;indietro, braccia leggermente lontane dal corpo e petto in fuori&#8221;.</p>
<p><strong>La gratitudine.</strong> Secondo Sara Algoe dell&#8217;Università del North Carolina, il senso di gratitudine ha tutti i requisiti necessari per diventare un Big. &#8220;Si tratta &#8211; spiega la studiosa &#8211; di un&#8217;emozione del tutto positiva, che aiuta gli esseri umani a rafforzare le loro relazioni sociali, a cominciare dal rapporto di coppia&#8221;. In un presente in cui le relazioni si fanno sempre più complesse, la gratitudine ci aiuta a scovare le persone con cui stiamo meglio e a fare qualcosa per loro, innesacando un meccanismo virtuoso di &#8220;dare e avere&#8221;. E&#8217; un sentimento che fa parte del bagaglio emotivo di ogni essere umano, anche se &#8211; avvertono i ricercatori &#8211; potrebbe essere &#8220;culturalmente connotato&#8221;, vale a dire espresso in maniera diversa da un capo all&#8217;altro del mondo. In tal senso sono in corso diversi studi per identificare le espressioni facciali e i gesti che meglio rappresentano questa emozione. Per ora, c&#8217;è accordo per quanto riguarda il sorriso e un certo &#8220;penzolare della testa&#8221;, ma mancano dati sufficienti relativi alle popolazioni asiatiche.</p>
<p><strong>La confusione, regina delle super emozioni.</strong> Non tutti sono d&#8217;accordo sul suo essere a pieno titolo un&#8217;emozione, ma la confusione è certamente un sentimento più che diffuso nel mondo di oggi. Dacher Keltner dell&#8217;Università di Berkeley, in California, la definisce come &#8220;l&#8217;impressione che l&#8217;ambiente ci stia dando informazioni insufficienti o contrastanti&#8221;: una sensazione che tutti abbiamo provato, che sia &#8220;in un&#8217;aula universitaria, in una galleria d&#8217;arte o in una città sconosciuta&#8221;.</p>
<p>La confusione avrebbe anche un suo volto: sopracciglia inarcate, occhi che diventano più piccoli, labbra protese in avanti. Un recente studio ha dimostrato, tra l&#8217;altro, che si tratta dell&#8217;espressione facciale più chiaramente riconoscibile, seconda solamente alla gioia. Una persona confusa, in sostanza, si vede lontano un miglio e ha quindi maggiori possibilità di essere aiutata dal prossimo: potrebbe essere questa  -  spiega New Scientist  -  la chiave evoluzionistica del suo essere diventata &#8220;universale&#8221;.</p>
<p>Secondo il professor Paul Silvia, &#8220;è il modo in cui il nostro cervello ci avverte dell&#8217;infondatezza dei nostri pensieri e dei nostri schemi mentali&#8221;. A volte ci incoraggia a focalizzare la nostra attenzione altrove, a cambiare strategie o imparane delle nuove: un&#8217;abilità particolarmente utile per l&#8217;uomo contemporaneo. Proprio per questo  -  conclude il pull di psicologi interpellato da New Scientist  -  la confusione potrebbe essere la chiave di tutte le altre emozioni dominanti, il trait d&#8217;union tra ispirazione, curiosità, orgoglio e gratitudine.</p></div>


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