COME AIUTARE UNA PERSONA CON DISTURBO DELL’ALIMENTAZIONE A INIZIARE UNA CURA: consigli per famigliari e amici

I disturbi dell’alimentazione sono spesso caratterizzati dalla natura egosintonica dei sintomi; in altre parole le persone che ne sono colpite non pensano di essere malate e anzi, spesso, trovano nella magrezza e nel controllo dell’alimentazione una pseudosoluzione ad alcuni loro importanti problemi individuali ed interpersonali. Ciò li porta a rifiutare ostinatamente di recarsi da uno specialista per essere valutati ed eventualmente curati. Purtroppo, alcune ricerche hanno evidenziato in modo inequivocabile che più tardi si inizia un trattamento, minori sono le possibilità di guarigione.

Il tema di convincere una persona a consultare uno specialista non è stato studiato da ricerche rigorose, comunque, numerose esperienze cliniche hanno evidenziato che alcuni interventi effettuati dai familiari e dagli amici facilitano l’avvicinamento della persona malata allo specialista, mentre altri ottengono un effetto contrario a quello voluto. Di seguito sono riportate alcune linee guida generali che AIDAP consiglia di adottare per approcciare una persona affetta da un disturbo dell’alimentazione.
INIZIARE BENE

1. E’ importante ricordare che gli spunti proposti sono suggerimenti e non regole. Infatti, molte persone con un disturbo dell’alimentazione, possono talvolta reagire male ad alcuni commenti o tentativi di assistenza da parte di membri della famiglia o di amici. Questo comportamento, in molti casi, è la conseguenza dei sintomi da denutrizione: è stato, infatti, dimostrato che la denutrizione anche nei soggetti normali determina serie conseguenze emozionali come irritabilità, rabbia, umore depresso, sbalzi d’umore che si rendono particolarmente evidenti nelle interazioni con gli altri.

2. Spesso anche quando si offrono validi suggerimenti lo sforzo può non essere recepito positivamente dagli individui con un disturbo dell’alimentazione. È importante non scoraggiarsi e cercare di tollerare la frustrazione di non riuscire ad aiutare la persona malata. L’esperienza insegna che in molti casi, con il tempo, è possibile riuscire a convincere anche la persona apparentemente più resistente ed ostinata.

STRATEGIE GENERALI

1. Incoraggiare la persona a chiedere un aiuto professionale. Iniziare chiedendo alla persona che si sospetta avere un disturbo dell’alimentazione di consultare uno specialista nei disturbi dell’alimentazione solo per fare una valutazione e non per iniziare un trattamento.

2. Se la persona che soffre di un disturbo dell’alimentazione è un minore. In questo caso il genitore o il tutore dovrebbe insistere per ottenere un parere professionale poiché sono proprio i genitori a essere responsabili e hanno il dovere di garantire la sicurezza e il benessere del figlio/a.

3. Non è colpa della persona con disturbi dell’alimentazione. Una persona affetta da un disturbo dell’alimentazione sta cercando di risolvere una situazione o un conflitto trovando nella magrezza e nel controllo dell’alimentazione una pseudosoluzione ai sui problemi di autovalutazione. Ha bisogno di capire, non di essere colpevolizzata.

4. Non fare commenti sul peso o la forma del corpo. Le persone con un disturbo dell’alimentazione solitamente hanno già ricevuto sul loro peso o forma del corpo dei commenti in passato e i vostri giudizi potrebbero risultare inefficaci, irritanti o diventare motivo di litigio. Durante le conversazioni può essere utile focalizzarsi sugli effetti del disturbo su interessi salutari come la scuola, lo sport, gli amici, piuttosto che sul peso e la dieta.

5. Non tentare di forzare la persona a mangiare. Se la persona è un minore, il genitore dovrebbe invece insistere per cercare un aiuto professionale.

6. Chiedere consiglio allo specialista. Se una persona è in pericolo estremo di vita perché è molto sottopeso o si abbuffa e vomita molte volte al giorno è consigliabile chiedere consiglio allo specialista per affrontare la situazione. In alcuni casi è necessario forzare l’ospedalizzazione senza il consenso dell’individuo malato. Tuttavia questa è raramente una buona soluzione a lungo termine poiché può aumentare ulteriormente la resistenza alle cure della persona affetta dal disturbo dell’alimentazione.

7. Essere pazienti. La guarigione da disturbo dell’alimentazione richiede tempo. Tuttavia la guarigione è possibile con un trattamento adeguato.

8. Fornire supporto. Assicurare la persona che non si trova da sola, che noi le vogliamo bene, che siamo veramente interessati a lei ed è questa l’unica ragione della nostra preoccupazione.

STRATEGIE PER APPROCCIARE UNA PERSONA CHE SOFFRE DI DISTURBO DELL’ALIMENTAZIONE

1. Preparare in anticipo gli argomenti di cui si vuole discutere. È importante scegliere il momento giusto per parlare con la persona, quando non ci si sente irritati o ansiosi e quando si è sicuri di non essere interrotti. Fare una lista scritta degli argomenti che dovranno essere affrontati

2. Ascoltare.È importante avere una buona capacità di ascolto quando si tratta di un argomento così delicato. Ricordarsi di utilizzare le seguenti abilità generali:
– Ascolto attivo – Ripetere ciò che si è capito o sentito in modo tale da dare l’opportunità all’altra persona di chiarire eventuali malintesi.
– Empatia – Provare a mettersi nei panni della persona e capire ciò che sta vivendo.

3. Non giudicare. Provare a essere empatici e con una mentalità aperta, manifestare fiducia nelle capacità della persona malata

4. Essere specifici e concreti. Durante la discussione non bisogna essere vaghi, ma specifici e concreti, sottolineando i comportamenti problematici osservati e gli effetti negativi sul funzionamento psicologico, sociale, scolastico o lavorativo e gli eventuali danni fisici.

5. Non essere condiscendenti. Evitare di trattare la persona in maniera condiscendente.

6. Non minacciare. Non utilizzare le minacce per intimidire la persona, non è una sua colpa.

7. Essere aperti e onesti. Informare apertamente la persona malate delle vostre preoccupazioni e tentare di comunicare il proprio messaggio in modo semplice senza visualizzare i segni di rabbia . Se non ci si sente di approfondire la conversazione perché si è ansiosi o preoccupati della reazione della persona è meglio dire solo questo: “Sono molto preoccupato per te. Io non sono uno specialista ma penso che tu abbia un problema con il cibo e con il tuo corpo. Penso che dovresti essere vista da uno specialista”.

8. Cercare di capire il punto di vista di chi soffre di un disturbo dell’alimentazione. Rendere noto che si capisce il loro problema, che si è a conoscenza della loro sofferenza e che si è in grado di supportarli. Molte persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione lottano nella vita in silenzio sentendosi lontani dagli altri.

9. Astenersi dal fare commenti negativi. Alcuni commenti negativi possono indurre sentimenti di colpa, di vergogna o di rabbia (ad es: “Perché stai facendo questo a te e a noi?” “Perché non puoi mangiare come tutti gli altri?” “Fai questo per attirare l’ attenzione?”) che possono aumentare la resistenza della persona malata.

10. Vedere al di la dei problemi del peso e dell’alimentazione. Aiutare la persona malata a vedere di là di problemi di cibo e di peso e far sapere che lo si considera nella sua interezza. Focalizzare la conversazione sulle conseguenze del problema nelle relazioni interpersonali, autostima, salute, tono dell’umore, efficienza, più che sui problemi medici.

11. Fornire materiale informativo. Fornire alla persona interessata del materiale didattico sui disturbi dell’alimentazione, informazioni di riferimento (per gli specialisti di disturbi dell’alimentazione) e programmi di trattamento nella sua zona di residenza.

12. Incoraggiare la persona ad effettuare una valutazione iniziale da uno specialista. Richiedere alla persona malata di eseguire una valutazione da uno specialista per ottenere un parere e sulla base di questo decidere poi cosa fare. Offrirsi anche di partecipare in prima persona ad accompagnarla alla prima visita.

I suggerimenti sopra riportati sono di carattere generale e non sempre funzionano nel singolo individuo. Se avete questo problema non esitate a contattare il centro AIDAP a voi più vicino per sottoporci domande, consigli o dubbi in merito.

Lucia Camporese –  AIDAP Padova



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