Volontariato, una ricerca.

“Questo concetto di presenza politica nel Paese di fatto fa superare un vecchio concetto di volontariato ormai quasi del tutto oltrepassato, legato alla beneficenza e all’assistenza. […] Oggi esistono organizzazioni ed Associazioni caratterizzate da risorse, dimensioni, radicamento comunitario, capacità progettuali, livello di specializzazione assai dissimili.

Questi volontariati hanno assunto un’importanza via via crescente nell’organizzazione sociale italiana, fino ad essere considerati attori fondamentali per lo spessore del tessuto democratico, per la crescita di una forte etica pubblica incentrata su una chiara responsabilizzazione dell’individuo, per un sistema di welfare in grado di affrontare le sfide sociali allargando i confini della cittadinanza e combattendo i processi di esclusione.”
(Stralcio dal “documento base” per la Terza Conferenza Nazionale sul Volontariato che si è tenuta a Foligno nel dicembre 1998 )

I dati che emergono dalla nostra ricerca sono coerenti con quelli pubblicati da autorevoli Enti di Ricerca che da anni si interessano al Terzo Settore.
Il volontariato ha avuto negli ultimi anni una forte esplosione che non è stata però accompagnata da una adeguata struttura al proprio interno, che potesse garantire una maturità sociale, e che al contrario, si ritrova spesso preda delle dinamiche del territorio, peraltro molto più forti e consolidate. Con questa premessa e con l’assunto ormai chiaro che parliamo di Volontariati e non di Volontariato, rispondere alla domanda “dove va il volontariato oggi” o anche “quale sia la percezione del volontario in merito al suo ruolo all’interno delle Associazioni”, è allora assai difficile. Possiamo però mettere a disposizione la nostra ricerca e, come cittadini, la nostra responsabilità e partecipazione; dopodiché, gli attori di questo futuro, oltre a noi, sono le forze politiche ed economiche, ed inoltre per quanto possano contare quei cinque milioni di volontari, purtroppo nella maggior parte dei casi si tratta di un impegno di servizio e non di partecipazione che ben poco può fare per la programmazione di questo futuro.

E’ vero, come urlato a gran voce, che è arrivato il momento di una svolta per il volontariato, ma di quale svolta? Come richiamato nel suo articolo da Luciano Tavazza “L’educazione alla solidarietà è un processo che ha bisogno dell’impegno di una intera comunità educante in tempi lunghi e con la convergenza di iniziative pubbliche e private a ciò delegate”. Solo con tale presupposto e quindi con un sostanziale cambiamento culturale del volontariato, si potrà quindi esprimere una cittadinanza attiva che partecipa ad un confronto progettuale con le Istituzioni.

I dati che emergono, rispecchiano invece un volontariato ancora molto immaturo verso queste responsabilità, nonostante la ricerca da noi condotta sia stata effettuata in una realtà territoriale all’avanguardia per quanto riguarda le “esperienze di volontariato di secondo livello”, e in un territorio regionale “in ottima salute per quanto riguarda gli aspetti organizzativi e gestionali” ; l’Emilia Romagna, infatti, segue solo la Lombardia per numero di Associazioni presenti sul territorio (1329 ER – 1666 L) e in particolare Modena è la città con il maggiore numero di volontari in Emilia Romagna (13.811) superando Bologna di quasi 700 unità.

Prima di fare previsioni guardiamo cosa abbiamo a disposizione, riferendoci alla nostra ricerca ovviamente. I volontari sono nella maggior parte giovani, nella maggioranza dei casi alla prima esperienza, studenti, maschi, cattolici, con titolo di studio di scuola media superiore, che riconosce nella stragrande maggioranza come funzione del volontariato quella di aiutare chi ha bisogno (una funzione di servizio) e di sopperire alle mancanze del Pubblico (una funzione sussidiaria) che risponde mediamente “un poco d’accordo” all’affermazione “ho meditato sulla possibilità di impegnarmi professionalmente nel Terzo Settore”. I dati sono sinteticamente questi; è allora necessario un percorso formativo più che una svolta, e soprattutto è necessaria una chiarezza di ruoli e competenze che difficilmente si riesce a inserire nel tessuto culturale del volontariato attuale, ma che è oltremodo necessaria per garantire lo sviluppo di una società solidale.

Se da una parte nella piena libertà d’azione e nella sua flessibilità si possono riconoscere al fenomeno del volontariato due delle sue maggiori caratteristiche positive, dall’altro dobbiamo senz’altro considerare che potrebbero, se mal interpretate, essere il suo limite. Nella maggior parte dei casi al Volontariato risultano strette le misure di controllo, di verifica (ne abbiamo avuto un esempio con la Legge Quadro trattata nel capitolo 1), difficilmente apprezza i Regolamenti. E’ come se cercasse – il Volontariato – una ‘zona franca’ dove potersi esprimere liberamente, e soprattutto una zona dove l’affettività funziona come volano per le decisioni, dove è sufficiente essere un ‘buono’ per poter contare. Crediamo a questo proposito che bisognerebbe trovare un modo per valorizzare la spinta emotiva data dal volontariato, senza però compromettere la serietà e l’identità del movimento, uscendo da questo caos emozionale che in questo momento lo caratterizza.

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